Donald Trump ha temporaneamente accantonato i piani per una significativa escalation militare contro l'Iran. La decisione è stata motivata dalla preoccupazione per l'esaurimento delle scorte del Pentagono di intercettori Patriot e munizioni per la difesa aerea in Medio Oriente. Questa svolta è emersa da un incontro tenutosi venerdì con i principali consiglieri e membri dell'amministrazione.

Il generale Dan Caine, capo di Stato maggiore congiunto, aveva avvertito in privato che, sebbene possibili, i combattimenti avrebbero "pericolosamente" ridotto gli intercettori disponibili per il Centcom.

La minaccia alle riserve di intercettori rappresentava una delle molteplici considerazioni che rendevano rischioso un ritorno a operazioni di combattimento su larga scala. Le discussioni si erano concentrate sulla riduzione delle scorte di Patriot e di altri sistemi di difesa aerea.

Timori per l'allargamento del conflitto e le crisi regionali

Trump e i suoi stretti collaboratori nutrivano timori concreti riguardo a un possibile allargamento del conflitto in Medio Oriente, all'allontanamento di alleati chiave del Golfo – vulnerabili agli attacchi iraniani – e alle conseguenze di una crisi economica globale, con l'aggravarsi delle crisi energetiche e dei flussi di profughi. La diplomazia era in stallo e la recente ondata di attacchi statunitensi non aveva sortito un effetto deterrente sull'Iran dal punto di vista militare.

Steven Cheung, direttore della comunicazione della Casa Bianca, aveva dichiarato che il presidente "è sempre stato coerente nel dire di preferire una soluzione diplomatica, pur mantenendo aperte tutte le opzioni qualora l'Iran dovesse proseguire con attività terroristiche nello Stretto di Hormuz o contro gli alleati". Cheung aveva aggiunto che, dopo aver subito sanzioni paralizzanti e ripetuti attacchi, "per l'Iran sarebbe saggio lavorare a un accordo negoziato; altrimenti, sanno bene cosa accadrà".

Dettagli sulle scorte e le operazioni militari

Il Pentagono aveva già impiegato oltre 1.200 missili intercettori Patriot durante il conflitto, portando le scorte a livelli preoccupanti. Le forze armate statunitensi avevano rafforzato la presenza di personale, armi e rifornimenti in Medio Oriente in previsione di una potenziale escalation.

Tra le opzioni precedentemente considerate vi erano campagne di bombardamento a più fasi contro radar costieri iraniani, lanciatori di missili antinave, imbarcazioni d'attacco, infrastrutture energetiche, ponti ferroviari e siti nucleari. Alcuni funzionari avevano espresso dubbi sulla capacità di un ampliamento dei bombardamenti di indurre Teheran a tornare ai negoziati, temendo invece un rafforzamento della coesione interna in Iran.

Il generale Dan Caine aveva ribadito che una grande operazione, seppur fattibile, avrebbe drasticamente ridotto le munizioni di difesa aerea disponibili per il comando centrale statunitense. Le preoccupazioni si erano acuite dopo la morte di tre soldati americani in Giordania, quando un missile balistico iraniano aveva penetrato le difese durante un attacco combinato di missili e droni.