Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha respinto il documento in quindici punti su Gaza, proposto dagli Stati Uniti. La dichiarazione, rilasciata il 9 agosto 2026 a Tel Aviv durante una riunione di gabinetto, è stata la sua prima pubblica sulla roadmap del Board of Peace statunitense. Netanyahu ha affermato che Israele non ritirerà le Idf (Forze di Difesa Israeliane) dalla Striscia di Gaza finché Hamas non sarà effettivamente disarmato. Ha ribadito: "Finché sarò primo ministro, non ci sarà alcuno Stato palestinese, né a Gaza né in Cisgiordania.

Né 'Fatahstan' né 'Hamastan'". Tale posizione si oppone alla proposta americana di stabilizzazione regionale.

La ferma opposizione di Israele al piano USA

Il rifiuto del piano statunitense da parte di Netanyahu si inserisce in un contesto di tensioni tra Israele e gli Stati Uniti sul futuro della Striscia di Gaza. Il documento americano, una roadmap in quindici punti, mirava al disarmo di Hamas e a una transizione politica. Il governo israeliano ha reiterato che ogni ritiro militare sarà condizionato al completo disarmo di Hamas. La dichiarazione del premier, resa pubblica in gabinetto, ha evidenziato la fermezza della posizione israeliana contro le pressioni internazionali, escludendo la creazione di uno Stato palestinese sia a Gaza che in Cisgiordania e usando le espressioni "Fatahstan" e "Hamastan" per rimarcare la sua contrarietà a divisioni territoriali sotto controllo palestinese.

Il Board of Peace, organo statunitense di mediazione internazionale, ha elaborato la roadmap per una soluzione diplomatica al conflitto nella Striscia di Gaza. Il piano prevedeva il disarmo di Hamas come condizione fondamentale per il ritiro delle truppe israeliane e l'avvio di un processo politico. La sua missione è facilitare pace e stabilità tramite iniziative multilaterali e il coinvolgimento delle parti nei conflitti internazionali, fungendo da piattaforma di dialogo per promuovere accordi di sicurezza e coesistenza pacifica. La proposta americana per la Striscia di Gaza, sebbene parte di una serie di tentativi diplomatici, trova nel rifiuto di Israele un ostacolo significativo alla sua effettiva attuazione.