L'ultimo sondaggio dell'Istituto Demopolis del 30 luglio indica Fratelli d'Italia in vetta come primo partito, con un distacco di sei punti percentuali rispetto alla seconda forza politica, il Partito Democratico. Si evidenzia la progressione di Futuro Nazionale, la compagine creata sei mesi fa da Roberto Vannacci.

I numeri in caso di elezioni

Nelle intenzioni di voto ipotizzate per una consultazione nazionale, il partito guidato da Giorgia Meloni otterrebbe il 28% delle preferenze. Al secondo posto si colloca il Partito Democratico con il 22%, mentre il Movimento 5 Stelle raggiunge il 13%.

Questo è il panorama statistico delineato dall'indagine condotta a fine luglio dall'Istituto Demopolis sotto la direzione di Pietro Vento. Un quadro che bdgli ultimi mesi si è stabilizzato con il partito della premier lontano dai numeri di sei mesi fa ma comunque saldamente in testa con distacco alto dagli inseguitori.

Tra gli altri partiti Forza Italia si posiziona al 7,8% e Futuro Nazionale di Roberto Vannacci sale in quinta posizione toccando il 7%. Alleanza Verdi-Sinistra si attesta al 6,4%. La Lega subisce un ridimensionamento fermandosi al 6,2%. Nelle posizioni successive figurano Azione al 2,8% e Italia Viva al 2,3%. Nel complesso la partecipazione al voto stimata sale leggermente al 64%.

Coalizioni e legge elettorale

Nel sondaggio, sul piano delle alleanze, il blocco progressista del campo largo raccoglierebbe il 45%, superando di due lunghezze la coalizione di centrodestra che sostiene l'attuale governo, stimata al 43%. Risulterà dunque determinate la scelta di Futuro Nazionale di correre in autonomia o di integrarsi nella compagine di maggioranza.

Questi valori assumono rilievo nel dibattito sulle nuove norme elettorali in discussione a Palazzo Madama e Montecitorio, che puntano a un impianto proporzionale con premio di maggioranza per il raggruppamento vincente.

L'altro punto controverso riguarda il meccanismo di scelta dei candidati. Come evidenziato dal direttore Pietro Vento, il 68% del campione boccia la mancanza delle preferenze, ritenendo che tale assenza allontani i rappresentanti dai territori di riferimento.