L'ultimo sondaggio Swg per il tg di La7 del 7 settembre 2026 fotografa un quadro di sostanziale stabilità, con piccole variazioni e assestamenti. FdI resta primo partito, Futuro Nazionale conferma il suo momento positivo. Sale la quota degli indecisi e astenuti.

Sale Vannacci, in calo Forza Italia

Fratelli d'Italia si conferma nettamente la prima forza politica del Paese attestandosi al 26,8%, esattamente sullo stesso dato rilevato la settimana precedente. Il partito della premier festeggia negli ultimi giorni il traguardo del governo più lungo della storia della Repubblica italiana e i numeri confermano questo primato.

Nel campo dell'opposizione, il Partito Democratico rimane la seconda forza nazionale fermandosi al 20,6%, registrando una flessione minima dello 0,1% rispetto alla fine di agosto. Flette leggermente anche il Movimento 5 Stelle, che perde due decimi e si posiziona al 12,5%. E tra i due partiti cresce la competizione per la leadership del campo largo in vista delle prossime elezioni politiche del 2027.

Tra le novità più rilevanti si nota il consolidamento di Futuro Nazionale, che guadagna due decimi rispetto all'ultima rilevazione e sale al 7,7%, superando i tradizionali alleati di centrodestra. Forza Italia subisce infatti una lieve flessione di due decimi, scendendo al 6,9%, mentre la Lega rimane stabile al 5,7%.

Tra le forze progressiste, Alleanza Verdi e Sinistra mostra un leggero segnale positivo, crescendo dello 0,1% e portandosi al 6,8%.

Salgono gli indecisi

Il sondaggio, pee quanto riguada i partiti più picoli, non presenta grosse sorprese. Azione di Carlo Calenda mantiene stabile la propria quota al 3,2%. Si registrano lievi avanzamenti di un decimo ciascuno per Italia Viva di Matteo Renzi, che si porta al 2,5%, e per Più Europa, che sale all'1,4%. In coda alla rilevazione troviamo Noi Moderati di Maurizio Lupi che arretra all'1,0% perdendo un decimo, appaiato da Sud Chiama Nord che compie il percorso inverso e guadagna un decimo salendo anch'esso all'1,0%. Il bacino delle altre liste resta invariato al 3,9%.

Il dato più significativo in termini di variazione riguarda infine l'area di chi non si esprime, ovvero la somma di astenuti e indecisi, che cresce di 2% nell'arco di una settimana e raggiunge la quota del 29%.