Il Re Carlo III si prepara per un tour nei Caraibi e in Guyana, in programma dal 27 ottobre al 4 novembre 2026. Durante il viaggio, il sovrano intende affrontare apertamente il tema del colonialismo e del traffico transatlantico di schiavi, capitoli oscuri legati alla storia dell'Impero britannico e di altre potenze europee. L'annuncio, diffuso da Buckingham Palace il 2 ottobre 2026, arriva in un contesto di crescenti richieste di scuse formali e riparazioni economiche avanzate da diversi Paesi caraibici.
Le tappe del viaggio e il vertice del Commonwealth
Il programma della missione reale prevede diverse tappe significative. Il Re sarà alle Bahamas dal 27 al 29 ottobre 2026, per poi spostarsi in Guyana per una visita di Stato dal 29 al 30 ottobre 2026. La fase conclusiva del viaggio si terrà ad Antigua e Barbuda, dall'1 al 4 novembre 2026, dove Carlo sarà raggiunto dalla regina Camilla. Qui, il sovrano, che compirà 78 anni a novembre, presiederà il vertice annuale dei capi di governo del Commonwealth, un appuntamento cruciale che riunisce i Paesi membri dell'organizzazione.
L'eredità coloniale e la questione delle scuse
Il viaggio pone al centro il complesso rapporto tra la monarchia britannica, la sua storia coloniale e la memoria della schiavitù.
Buckingham Palace ha chiarito che il programma non intende eludere "i giorni più oscuri" del passato britannico. Le comunicazioni ufficiali richiamano l'esistenza di dibattiti in corso sull'eredità coloniale e sulle profonde conseguenze intergenerazionali della tratta transatlantica. Questa impostazione si allinea con le precedenti dichiarazioni di Carlo, che già nel 2021, quando era ancora Principe di Galles, aveva affrontato il tema della schiavitù in occasione della cerimonia che ha visto Barbados diventare una repubblica.
L'attenzione dei media è focalizzata sull'attesa di una possibile forma di mea culpa da parte del sovrano per le responsabilità storiche britanniche. Tuttavia, è importante notare che questo aspetto si distingue dalla questione dei risarcimenti economici.
Diversi Paesi caraibici, membri del Commonwealth, continuano a chiedere con insistenza scuse formali agli Stati europei eredi delle potenze coloniali e, soprattutto, riparazioni economiche per le devastanti conseguenze storiche dello schiavismo. Finora, i governi di Londra non hanno mostrato segnali di apertura concreta a negoziati su questo fronte.