Lo stiamo assaporando ogni giorno, poco a poco. Senza un piano, senza una logica, le Prefetture di tutta Italia lo gestiscono senza controllare nemmeno i locali di destinazione. E’ il più grande e smodato esodo che la Storia ricordi. Tutto sulle spalle dell’Italia, però. I sindaci di ogni singola città sono in sommossa, soprattutto al Nord. Ma la dimostrazione di questo scandaloso business sulla pelle degli Italiani proviene dal caso del quartiere romano di Casale San Nicola. Pochi lo conoscono. Si tratta di una zona residenziale di 4 o 5 strade, circa 500 abitanti, attorno al 18° km della Via Cassia Antica, di fronte al quartiere La Storta, da dove si snoda la statale 493 per Bracciano.

Una volta c’era il Dazio, ora rimane la piazza usata come presidio per la protesta. Il quartiere ospita ville sontuose per cerimonie, un paio di aziende, centri sportivi immersi nel verde e villoni da benestanti, ma i primi servizi utili sono ad almeno 4 km dal quartiere. Tanti viali lunghi e alberati, senza illuminazione o segnaletica e nemmeno le fognature.

Perché in mezzo alla campagna?

Le domande sono tante: perché mettere decine di profughi senza identità e senza controlli, in aree così isolate? E poi come sarebbero gestiti nel futuro da tali distanze? E’ possibile immaginare la Caritas o la Croce Rossa percorrere quotidianamente chilometri nelle campagne per raggiungere tali presidi di fortuna?

E poi di quale integrazione parliamo? Come si fa a non pensare che delle persone affamate e disperate, e sconosciute, non possano restituire episodi futuri di criminalità, furti, spacci, stupri, aggressioni, se non esiste nemmeno una specifica selezione? E possiamo immaginare forze dell’ordine costrette ad intervenire nei quartieri più isolati come questo, ogni minuto per episodi del genere?

Criticità e soluzioni

Il Comitato Casale San Nicola, presieduto prima da Livia Morini e ora da Andrea Ruggieri, è deciso a non cedere alle scelte del Comune stesso, già sotto il mirino delle Procure proprio per le gestioni mafiose di immigrati e rom e il famoso “sistema Odevaine”.

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Sulla loro pagina Facebook le istanze al Prefetto Gabrielli stanno ad indicare le numerose criticità del quartiere. Rimane che anche se l’associazione coop ‘Isola Verde’ accogliesse questi profughi, come gestore di altre situazioni appaltate sui nomadi, la struttura sembrerebbe inadeguata. E infatti , il 27 maggio su Il Giornale.it esce la notizia del sequestro del casale della cooperativa, di cui si era interessato il consigliere Fulvio Accorinti, come si legge dal suo profilo Facebook. Il sequestro non è amministrativo, bensì penale, come precisa Accorinti, particolare che mette in luce irregolarità della Prefettura e dello Stato stesso, complici le cooperative di cui tanto si parla.

Il Papa lo aveva annunciato

Come se non bastasse, in un servizio de ‘L’Aria d’Estate’ di La7 del 24 luglio, emerge che diverse famiglie italiane, senza più una casa, sbigottite per le politiche prefettizie verso i profughi, si sono accampate con le tende canadesi proprio di fronte al plesso ‘Socrate’, la scuola di Casale San Nicola, dove inizialmente dovevano essere ospitati i rifugiati, con servizi che vanno dalle docce calde al riscaldamento e al vitto (tutto esentasse e utenze incluse).

Loro invece campano con gli aiuti dal popolo. Questi ‘rifugiati’ italiani dichiarano di non essere con nessun governo o partito, ma di sentirsi come in guerra. Sarà vero? C’è qualcosa che non va? Eppure papa Bergoglio lo aveva detto a denti stretti circa un anno fa.