Il modello animale non sarà più utilizzato, almeno parzialmente, per testare e sperimentare farmaci e studiare malattie. Buone notizie quindi per i sostenitori della causa animalista che si battono da anni per la tutela dei diritti delle bestiole usate come cavie. Ma come faranno ricercatori e scienziati a condurre i propri studi e le proprie sperimentazioni? Semplice: mini cervelli in provetta creati mediante la moltiplicazione cellulare delle cellule staminali embrionali che si aggregano spontaneamente all'interno di un bioreattore.

Proprio così, l'idea e la realizzazione degli stessi è da attribuire al professor Joseph Ecker dell'Howard Hughes che li ha presentati per la prima volta all'interno di una sua ricerca, intitolata "Cerebral organoids recapitulate epigenomic signatures of human fetal brain" pubblicata in seguito sulla rivista scientifica Cell Reports.

Questi mini cervelli sono una miniaturizzazione del nostro organo più importante, una riproduzione definita "organoide" che riproduce molte delle funzioni della mente umana.

In questo modo si potranno studiare malattie neurologiche tanto gravi quanto diffuse come l'Alzheimer, il delirio di Capgras, la sindrome di Cotard, il morbo di Parkinson e varie. Ciò rappresenterebbe una geniale rivoluzione in campo medico-scientifico, poiché si avrebbe un più preciso responso sull'efficacia di un dato farmaco. Purtroppo o per fortuna, geneticamente parlando, uomo e animale sono dissimili.

Infatti nel stragrande maggior parte dei casi, i farmaci testati sulle bestiole non risultano efficaci su di noi. La strada della Sperimentazione animale non è quella giusta, in virtù della fallimentare esperienza maturata finora. Grazie ad Ecker, invece, la scienza avrà l'opportunità di compiere un significativo passo avanti com'è già avvenuto con il virus Zika, i cui effetti sono stati studiati su organoidi da laboratorio.

Inoltre sarà possibile verificare il meccanismo genetico ed epigenetico in grado di gestire e controllare il funzionamento dei geni correlati all'insorgenza ed allo sviluppo di patologie varie. Insomma per capire, valutare e conoscere a fondo le potenzialità di quest'innovazione, non resta che attendere l'immediato futuro.

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