Al Beth Israel Deaconess Medical Center (BIDMC) di Boston, negli Stati Uniti, potrebbe originarsi una nuova era per la cura dell’Alzheimer. Gli scienziati del prestigioso Istituto americano, con un annuncio sulle pagine della rivista Journal of alzheimer, hanno reso noto che dei test effettuati somministrando a pazienti affetti da Alzheimer un lieve farmaco antiepilettico, hanno evidenziato la possibilità di ripristinare la loro compromessa attività cerebrale.

Il farmaco anti epilettico che fermerebbe la degenerazione

Il team, guidato da Dottor Daniel Z.

Press, del Centro Berenson-Allen, ha documentato dei cambiamenti nella registrazione dell’attività elettrica dell’encefalo tramite elettroencefalografia (EEG) dei pazienti; modifiche che suggeriscono che il farmaco potrebbe avere avuto su di loro un effetto benefico.

Le nuove scoperte aprono chiaramente una strada a nuove terapie contro questa forma di demenza degenerativa progressivamente invalidante.

Lo svolgimento dei test

Lo studio ha riguardato un piccolo gruppo di pazienti che è stato sottoposto a visita al BIDMC per ben tre volte. Nei sette pazienti in grado di completare con successo il protocollo di studio, il Professor Press e i suoi colleghi hanno analizzato i cambiamenti nei loro EEG e nelle Risonanze Magnetiche (MRI) dopo che questi erano stati trattati con iniezioni di levetiracetam, un farmaco antiepilettico somministrato sia con una dose bassa che con una dose maggiore.

Per quantificare l’attività cerebrale e per poterla qualificare i pazienti sono stati sottoposti anche ad un test cognitivo standardizzato, progettato per misurare le funzioni normalmente colpite nella malattia di Alzheimer.

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Salute

Da queste indagini è emerso che dosi più elevate del farmaco impiegato hanno attestato di essere capaci di normalizzare le anomalie osservate negli EEG dei pazienti.

Occorre però osservare, ha rilevato il Dr Press, che in questo studio non si è evidenziato alcun miglioramento della funzione cognitiva dei pazienti dopo una singola dose di farmaci. È infatti ancora troppo presto per usare il farmaco in modo diffuso e, in tal senso, si sta preparando uno studio più ampio e più lungo.

La malattia

Il rischio di sviluppare la malattia di Alzheimer aumenta notevolmente con il crescere dell’età. Oggi, ricordano al Beth Israel Deaconess Medical Center, la malattia colpisce più di 5 milioni di cittadini americani, una cifra che si prevede possa raggiungere i 16 milioni entro il 2050.

Negli ultimi anni, i ricercatori si sono concentrati sullo sviluppo di tecniche e strategie che fino ad oggi non hanno portato a nuove terapie.

Tante delusioni per le quali questi risultati rappresentano un interessante nuovo percorso da sviluppare.

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