Si chiama glifosato o glifosate ed è una sostanza sintetizzata e brevettata dalla Monsanto, commercializzata sotto il nome di Roundup. Ad oggi è l’erbicida più diffuso e la si può trovare in numerosi prodotti commercializzati da altri marchi.

Entro i prossime mesi la Commissione Europea dovrà decidere se rinnovarne l’autorizzazione all’uso per altri 10 anni o se bandirlo.

Per lo IARC il glifosato è “probabilmente cancerogeno”

Il glifosato ce lo ritroviamo quotidianamente nel piatto e nel bicchiere, soprattutto nei derivati dei cereali (pane, pasta birra, ecc…).

Secondo il presidente di Coldiretti Roberto Moncalvo ‘quasi un pacco di pasta su cinque italiano è fatto con grano trattato con glifosato’, mentre uno studio del 2016 condotto dall’Istituto per l’ambiente di Monaco rivela presenza di glifosato su 14 marche di birra tedesche.

A dire che questa sostanza è “probabilmente cancerogena” è lo IARC, Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro. Pur non essendoci piena prova della sua cancerogenicità, questa circostanza dovrebbe indurre i legislatori e i governi nazionali e sovranazionali ad adottare le opportune cautele in modo da limitarne drasticamente o mettere al bando questa sostanza.

Tuttavia l’EFSA, agenzia per la sicurezza alimentare, organo di consulenza della Commissione Europea, considera invece il glifosate come “probabilmente non cancerogeno”, ma è stato obiettato che l’EFSA sarebbe giunta a queste conclusioni avvalendosi di studi finanziati dalla stessa Monsanto, i cui contenuti non stati resi disponibili alla comunità scientifica per tutelare i segreti industriali.

Peraltro il glifosato è considerato dannoso in agricoltura, in quanto distruggerebbe la biodiversità, le difese naturali e i nutrimenti delle piante, caratterizzati dalla presenza di specie vegetali, insetti e microorganismi benigni, che contribuiscono a contrastare quelli nocivi.

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Salute

In particolare alcuni scienziati lo considerano responsabile di alcune gravi malattie che hanno colpito le colture, tra cui il disseccamento degli ulivi nel Salento. Questa malattia è generalmente attribuita all’azione del batterio xylella fastidiosa, ma il professor Pietro Perrino, ex Direttore del CNR di Bari e dell’Istituto del Germoplasma del CNR di Bari, ha sottolineato che i patogeni sono degli “opportunisti”, cioè agiscono laddove trovano uno stato di debilitazione della pianta, provocato soprattutto dall’abuso di pesticidi. A conclusioni analoghe è giunto anche il professor Vincenzo Calò, già docente di chimica organica presso l’Università di Bari.

Qual è la posizione dell’Italia sul glifosato?

Nei giorni 5 e 6 ottobre è prevista la riunione del comitato PAFF per discutere su una bozza di regolamento, mentre la decisione se bandire o rinnovare l’autorizzazione all’uso del glifosato da parte della Commissione europea non dovrebbe arrivare prima di metà dicembre.

Alcuni Paesi europei, come Francia e Malta, hanno deciso di metterlo al bando sul proprio territorio, mentre in Italia sono state imposte delle limitazioni.

Il Ministro per le Politiche agricole Maurizio Martina, in risposta ad una petizione contro il glifosato firmata da un 1milione e 300mila cittadini europei, ha scritto ieri in un tweet: ‘No al rinnovo dell'autorizzazione europea per il Glifosato. Italia leader agricoltura sostenibile #StopGlifosato’.

Ma la posizione del Governo non è stata ufficializzata e non si esclude un ripensamento. Il capo della segreteria tecnica del Ministero dell'ambiente, Carlo Maria Medaglia, ha dichiarato: ‘Non possiamo fare scelte di pancia ma basate sui dati’.

Ma quali dati? Quelli dell’EFSA o quelli dello IARC?

A spingere per il NO c’è anche il centro di ricerca sul cancro dell'Istituto Ramazzini di Bologna, che chiede al Governo un freno sull’autorizzazione, magari limitandola a 5 anni, quando i risultati di uno studio internazionale in corso sui rischi per la salute del glifosato saranno definitivi e si scioglieranno i dubbi residui sulla sua pericolosità.

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