A nome del team che ha condotto lo studio ASPREE, al meeting mondiale di cardiologia che si sta svolgendo in questi giorni a Parigi (31 agosto-4 settembre, ESC Congress 2019; World Congress of Cardiology), il professor Christopher Reid della Curtin University di Perth (Australia) ha dichiarato che oltre i 70 anni non vi sarebbero indicazioni cliniche a favore di un uso indiscriminato di aspirina (100 mg) a scopo preventivo. Ma questa dovrebbe essere indicata solo in una sottopopolazione i cui criteri di selezione non sono ancora ben definiti.

Un farmaco di fine ‘800

L’aspirina è il nome commerciale inizialmente dato dalla Bayer, che l’aveva brevettato nel lontano 1899, per indicare l’acido acetilsalicilico o ASA (acetylsalicylic acid). Il nome è composto da “a” ad indicare il gruppo “acetile” e “spir” ad indicare il fiore “Spiraea ulmaria” da dove si ricavava inizialmente l’acido spireico ovvero l’acido salicilico. Infine il suffisso “ina” che veniva aggiunto a quell’epoca per indicare un farmaco.

Usata per quasi un secolo solo come antipiretico (contro la febbre), analgesico (dolori lievi) e antinfiammatorio, negli ultimi anni l’aspirina è stata indicata anche nella prevenzione cardiovascolare sfruttando un’altra sua proprietà, l’attività antiaggregante. La capacità di fluidificare il sangue può infatti evitare la formazione di trombi che porta ad una serie di eventi cardiovascolari come infarto, ictus, insufficienza cardiaca, ecc.

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Salute

Come anti-antiaggregante, indicato anche nella prevenzione di alcuni tumori come quelli al colon, il dosaggio è ridotto (100 mg) rispetto a quello indicato come antipiretico, analgesico e antinfiammatorio (400 mg e oltre). Per questo il dosaggio ridotto viene comunemente indicato come “mini-aspirina, aspirinetta o cardioaspirina”. Ma i rischi emorragici, sebbene ridotti rispetto al dosaggio intero, rimangono.

Per questo i medici sono chiamati a valutare caso per caso il rapporto rischi/benefici quando vanno a prescrivere una profilassi a base di mini-aspirina.

Lo studio ASPREE

ASPREE è l’acronimo di “Aspirin in Reducing Events in the Elderly” e sta ad indicare uno studio americano-australiano che ha coinvolto inizialmente oltre 19mila soggetti suddivisi in due gruppi, trattati con 100 mg di aspirina o con placebo e seguiti per 4,7 anni.

Al termine dello studio quelli che avevano preso l’aspirinetta erano 9.525, quelli che avevano preso il placebo erano 9.589 mentre in questo periodo 1.052 soggetti arruolati nello studio erano deceduti.

Analizzando tutti i dati ricavati, il Prof. Christopher Reid, a nome degli investigatori ASPREE, ha dichiarato: "Un numero sempre crescente di persone raggiunge l'età di 70 anni senza patologie cardiovascolari manifeste (CVD).

Questa analisi suggerisce che sono necessari metodi di previsione del rischio finalizzati ad identificare coloro che effettivamente potrebbero trarre beneficio dall'aspirina giornaliera a basse dosi".

Oggi, le attuali Linee Guida Europee sulla prevenzione CVD non raccomandano l'aspirina nelle persone “esenti” da rischi CVD. Lo stesso si è dimostrato (studio ARRIVO) anche in pazienti che presentavano un rischio CVD “moderato” così come nei soggetti diabetici (studio ASCEND). Ora arriva l’ultima evidenza (studio ASPREE) anche nelle persone ultra-70enni. In comune, questo studi hanno mostrato che i vantaggi che ne deriverebbero da una terapia fluidificante il sangue verrebbero vanificati da un maggior rischio emorragico.

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