A crederci per primo è Wall Street che, dopo i primi risultati diffusi dalla Chicago Medicine, ha fatto schizzare del 16,1% il titolo in borsa del gruppo biotech Gilead Sciences, titolare del brevetto sull’antivirale Remdesivir. Dopo le anticipazioni sui primi 53 pazienti Covid-19, pubblicate su New England Journal of Medicine, negli ultimi giorni è stato diffuso un report sui risultati ottenuti su 125 pazienti gravi, trattati con questo antivirale e che, ben 123 in pochi giorni hanno recuperato, e sono dimessi entro una settimana.

Una speranza per tutti, con un contributo anche italiano

I tempi, per disporre di un vaccino anti-Covid-19 per una vaccinazione di massa, nella migliore delle ipotesi, sono dell’ordine di 8-12 mesi.

Un vaccino è considerato da quasi tutti la soluzione definitiva al problema nuovo Coronavirus. Intanto la gente si ammala e in qualche modo bisogna assisterla.

Un approccio da subito seguito, prima in Cina, dove tutto ha avuto inizio, e poi in altri Paesi come l’Italia e gli Stati Uniti, è l’approccio “drug repositioning”, ovvero l’utilizzo di farmaci già approvati per altre indicazioni, da usare per il trattamento di pazienti Covid.

A darne notizia il 31 marzo fu il Prof. Paolo Maggi, direttore dell'Unità operativa di Malattie infettive dell'ospedale di Caserta, che segnalava il primo paziente nel Mezzogiorno guarito dal Covid grazie al Remdesivir. Insieme al Tocilizumab, era uno dei due farmaci che i medici di Caserta e di Napoli stavano usando sui pazienti ricoverati.

Studio che era stato autorizzato dall’AIFA il 12 marzo. Prima ancora, sempre ad uso compassionevole, il farmaco era stato usato all’Istituto “Lazzaro Spallanzani" di Roma per curare la coppia di turisti cinesi colpita da COVID-19: i primi pazienti Covid identificati nel nostro Paese.

Il 10 aprile, su New England Journal of Medicine, i primi risultati su 61 patienti trattati con almeno una dose di Remdesivir.

Dei 53 pazienti valutabili - 22 statunitensi, 22 europei e canadesi e 9 giapponesi - 36 pazienti (68%) avevano mostrato un rapido miglioramento della loro condizione.

Negli ultimi giorni un report diffuso dalla Chicago Medicine descrive i risultati ottenuti con l’antivirale remdesivir su 125 pazienti gravi.

Ebbene, secondo questo rapporto, ben 123 pazienti dopo il trattamento hanno recuperato rapidamente e sono stati dimessi entro una settimana. Solo due persone sono decedute. Ma tutti erano stati arruolati quando erano in una condizione piuttosto grave.

Se questi dati dovessero essere confermati, la FDA (Food and Drug Administration) ha fatto sapere che intende procedere in tempi rapidi per dare via libera all’indicazione anti-Covid-19 per antivirale remdesivir.

Nato per l’Ebola, utile nel Covid

Remdesivir è un farmaco antivirale sviluppato per il trattamento di due gravi infezioni, l’Ebola e il virus Marburg, responsabile di una febbre emorragica ad elevata mortalità. Normalmente è efficace contro i virus a RNA a singolo filamento, come il virus respiratorio sinciziale, e altri virus compresi i coronavirus (MERS e SARS).

Ora le speranze di tutti, per un immediato controllo di questa pandemia, sono riposte proprio su questo antivirale. E questo non poteva che avere una ricaduta estremamente favorevole per la biofarmaceutica americana Gilead Sciences. Gli analisti stimano un impatto di oltre un miliardo di dollari sul fatturato.

In realtà Remdesivir è la forma inattiva del farmaco che poi, dopo l’assunzione, viene metabolizzato a dare la forma attiva GS-441525. Un composto simile all’adenosina, un nucleoside (un mattone) della struttura sia del DNA che dell’RNA. Grazie proprio a questa similitudine della struttura chimica che la forma attiva del Remdesivir riesce a boccare l’RNA polimerasi RNA-dipendente, l’enzima che regola la replicazione del virus dentro le cellule.

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