Il Movimento nazionale "Prima la Comunità", che si è costituito a Milano nel settembre del 2019, poggia sulla finalità di ritessere il concetto di Salute innestandolo nella comunità e nella capacità territoriale di esprimere vocazioni e forze propulsive generative di benessere sociale, ambientale, psichico, relazionale. Il benessere globale, come si legge nel documento fondativo, "non è merce che si acquista in un centro specializzato", ma consiste in una spinta endogena della comunità stessa, è la sua propria ragion d'essere. L'idea di salute, pertanto, secondo le specificazioni ulteriori del documento, andrebbe "desanitarizzata", ossia tolta dall'ambito di una sanità resa debole ed insufficiente dalle politiche dei "tagli" e ricondotta alle stesse dichiarazioni dell'Oms, come quella di Shanghai del 2016, secondo la quale "la salute si sviluppa nei contesti della vita quotidiana in cui le persone vivono, lavorano, fanno acquisti e si divertono".

Ancor prima, nel 1978, la dichiarazione di Alma Ata sull'assistenza sanitaria aveva previsto il funzionamento di un sistema "nel quale l'offerta di cura di base, presente sul territorio, sia centrale e riconosca alle attività specialistiche e di ricovero una funzione strumentale all'impianto di comunità". Con tali griglie valoriali, il Movimento in questi giorni sta lanciando un appello alle Istituzioni, considerata la progressiva uscita dalla condizione di quarantena dovuta all'emergenza sanitaria da Covid 19. La pandemia ha profondamente modificato le abitudini quotidiane di tutti ma induce anche ad uno sguardo a ritroso per comprendere bene che cosa dell'attuale sistema sanitario vada cambiato ed assestato nell'ottica di un rinnovamento complessivo.

La salute è un progetto sociale

L'emergenza sanitaria ha fatto risaltare con evidenze inequivocabili il fatto che la salute non è solo un problema dei singoli, ma assurge ad indicatore prioritario dello sviluppo sostenibile e dell'equilibrio economico delle città. Significativo è anche il richiamo alle condotte reciproche e consapevoli per il contenimento del coronavirus che ribadiscono l'accezione del diritto alla salute come bene comune, pubblico, legato ad una condivisione responsabile e garantito dalla Costituzione.

L'appello del Movimento chiede, quindi, un effettivo coinvolgimento della comunità per l'elaborazione di programmazioni strategiche orientate alla costruzione sociale della salute.

L'epidemia ha, inoltre, aggravato duramente la condizione delle fasce più deboli della popolazione: anziani, disabili, malati mentali, detenuti, immigrati e persone che vivono in condizioni molto vicine alla povertà relativa (per le difficoltà nell'accesso a beni e servizi rapportate allo standard medio nazionale) ed assoluta (per la mancanza del sostentamento vitale minimo).

Una nuova idea di welfare, precisano i promotori dell'appello, dovrebbe, pertanto, tenere conto dei fattori, ormai noti, incidenti sulle disuguaglianze di salute: indigenza, età, istruzione, occupazione, contesto abitativo, solitudine e provenienza geografica. "Prima la Comunità" chiede, quindi, che lo spessore normativo delle politiche territoriali sia caratterizzato da elementi fortemente inclusivi e che, all'insegna del "nessuno escluso", non sia trascurata alcuna delle categorie sociali più svantaggiate.

La proposta punta anche all'uscita dalle logiche della centralità dell'ospedale, depauperato a sua volta di operatori e risorse, per garantire la continuità assistenziale in rete fra nosocomi e territorio e rinvigorire la sanità pubblica differenziata secondo i bisogni accertati dalle "mappe di comunità" e l'epidemiologia di cittadinanza.

Il modello operativo preminente è riferito all'assistenza domiciliare, al lavoro di equipe sanitarie, all'istituzione di nuove figure professionali come l'infermiere di comunità, il facilitatore di salute, l'agente di comunità, la cui competenza incide particolarmente sulla prevenzione.

L'esperienza delle Case della Salute

Le Case della Salute erano state previste a livello ministeriale nel 2007 come le sedi in cui promuovere la prevenzione per l'intero arco della vita e nelle quali la comunità locale approntava mezzi e risorse per la diffusione del benessere sociale. Sul territorio nazionale sono state realizzate "a macchia di leopardo" e sono abbastanza presenti in Emilia Romagna e nel Nord a fronte della totale assenza nel Sud italia.

"Prima la Comunità" si sofferma sulla necessità di ridisegnare le Case della Salute estendendone il radicamento anche nel Meridione e configurandole, innanzitutto, come centri d'irradiazione di una cultura della salute individuale e collettiva, declinata sul presupposto dell'aggancio fra ambito sociale e sanitario.

Non si dovrebbe trattare di mere organizzazioni poliambulatoriali ma di luoghi della identità e dell'inclusione sociale e del riconoscimento dei diritti, in primo luogo di quelli negati. Ciò coinvolge un aspetto essenziale: qualsiasi decisione in tema di economia, lavoro, territorio, istruzione dovrebbe essere subordinata alla valutazione delle ricadute di salute per i cittadini. Le Case della Salute potrebbero, per questo, diventare soggetti di raccordo ed intermediazione fra popolazione e istituzioni.

Chi volesse sottoscrivere l'appello può inviare una mail a primalacomunità@ casadellacarita.org indicando la corretta denominazione dell'organizzazione che vuole apparire fra i promotori.

Segui la pagina Salute
Segui
Segui la nostra pagina Facebook!