Ciclismo italiano sotto choc per la notizia che l'indimenticabile Marco Pantani, il tedesco Jan Ullrich e lo statunitense Bobby Julich, vale a dire i primi tre classificati nel memorabile Tour de France del 1998 vinto alla grandissima dal celebre Pirata, avrebbero fatto uso di Epo in quella particolare occasione.
Per la verità si tratta di indiscrezioni, almeno secondo quanto riporta il sito del prestigioso quotidiano francese Le Monde che, con perfetto tempismo, alla vigilia della pubblicazione del rapporto della commissione d'inchiesta del Senato francese sull'efficacia della lotta al doping, cita i risultati dei cosiddetti "test retroattivi" svolti nel 2004.
Ve ne abbiamo dato notizia a parte. Ma più che sul fatto di cronaca in sé vorremmo soffermarci su alcuni aspetti di questa sorprendente vicenda, che onestamente ha dell'inverosimile. La triste realtà dei fatti ci dice che nel corso degli anni numerosi episodi hanno fortemente demotivato gli appassionati di uno sport tra i più seguiti di sempre. Tanti, troppi, i casi di apparenti campioni che, alla prova dei fatti e quindi dell'antidoping, sono risultati positivi a questa o quella sostanza stimolante. Troppe le ombre su singoli, squadre, corse e società di ciclismo.
Questo nobile sport ha perso gran parte della sua credibilità e ora cerca di recuperarla andando a rovistare negli armadi delle sue stanze più vecchie alla misera ricerca di scomodi scheletri o fantasmi del passato, che appartengono a storie del ciclismo così lontane da confondersi con le vere e proprie leggende sportive che caratterizzano le gesta dei veri campioni.
Perché per noi Marco Pantani era questo: un campione da amare, a prescindere del risultato finale in gara.
Pantani incarnava alla perfezione il riscatto dell'uomo qualunque. L'uomo normale, la faccia un po' così del precario, di quello che sembra incredulo del fatto di trovarsi a competere con celebrati campioni del pedale. Pantani lo guardavi e subito pensavi: questo è un gregario, arriverà nel gruppone. Poi però cominciavano le salite, quelle dure, che ti tolgono il fiato. E lì avveniva la grande metamorfosi, la bandana volava via per scoprire non la chioma fluente del predestinato, ma la pelata fiera dell'uomo di fatica, col quale era davvero impossibile non identificarsi. E cominciare a sognare di poter arrivare, per una volta, primi insieme a lui.
Andare a rovistare in questo sogno infinito chiamato Pirata ci sembra oggi davvero fuori luogo.
Marco Pantani è nato a Cesena il 13 gennaio 1970 ed è morto a Rimini il 14 febbraio 2004. Ma in un certo senso è ancora vivo. Nel ricordo dei suoi numerosi tifosi, che ora ne difendono la memoria e la dignità. Con la sua stessa determinazione.