Qualsiasi questione che si possa legare in qualche modo al razzismo negli Stati Uniti riapre sempre ferite profonde e innesca meccanismi distruttivi nei quali anche l'uso delle parole deve essere assolutamente appropriato anche nelle banalità. Il caso di questi giorni che travolge gli Atlanta Hawks è una tipica situazione americana. Rivangando una email di due anni fa al G.M. Danny Ferry contenente affermazioni discutibili, il proprietario degli Hawks Levenson si è autodenunciato e ha messo in vendita la franchigia prima che lo costringesse (?) la NBA.
Secondo noi una mossa astuta per farsi liquidare a buon prezzo, visti i recenti fatti della questione Sterling/Clippers, ma visto anche il prezzo scontato con cui sono passati di mano i Bucks che attenzioni mediatiche non ne hanno ricevute.
Adesso tocca proprio a Ferry che riferendosi a Luol Deng ha detto: "Ha ancora un po' di africano in sè. Non necessariamente in modo cattivo ma è come una persona che ha un bel negozio di facciata ma che nel retro bottega ti vende merce di contrabbando... È un doppiogiochista bugiardo ed incline al tradimento". A Ferry Deng non è piaciuto ma senza quell'incipit sull'africano che "ha in sè" sarebbe stato solo un giudizio forte.
Altra mossa per alzare il prezzo degli Hawks?
Intanto il meccanismo del fantasma razzista si è materializzato. Deng ha ovviamente risposto per le rime: "C'è un po' di africano in lui…" Queste parole sono state usate di recente per descrivermi. Sono orgoglioso di poter dire che in realtà c'è molto di africano in me e non solo un po'. Sfortunatamente, i commenti fatti riguardo alla mia eredità culturale non sono stati fatti con lo stesso rispetto ed apprezzamento. Riguardo la Free-Agency, il loro focus doveva essere solo sulla mia professionalità e sulle mia abilità come atleta. Ogni persona dovrebbe avere il diritto di essere trattata con rispetto e di essere valutata come individuo, piuttosto che essere ridotta ad uno stereotipo".
Tra i molti interventi che sono apparsi, ha colpito quello di Masai Ujiri, il G.M.
nigeriano dei Toronto Raptors, che ha scritto una lunga lettera sulla vicenda: "Non ho idea di quello che sta succedendo all'interno dell'organizzazione degli Atlanta Hawks ma so perfettamente come funziona il mondo degli scout. Abbiamo tutti modi diversi di diffondere le informazioni e utilizziamo parole diverse per farlo. Ma in questo caso è stata oltrepassata una linea che non doveva essere superata. L'errore che ha commesso Danny rimarrà su di lui per molto tempo. Quello che ha detto non può essere cancellato ma dobbiamo essere in grado di guardare al suo cuore. Se ha commesso un errore onesto e isolato, allora dovremmo perdonarlo e andare avanti. Ho parlato con Luol Deng nella mattinata di mercoledì.
La prima cosa che mi ha detto è stata: 'Dobbiamo fare in modo che quanto successo non possa colpire altri giocatori africani."
Sul sito degli Atlanta Hawks è stata pubblicata una dichiarazione ufficiale di scuse di Ferry: "Per quanto riguarda le osservazioni insensibili che sono stati utilizzati durante il processo di due diligence, stavo ripetendo commenti che sono stati raccolti da numerose fonti durante le conversazioni di scouting sui giocatori diversi. Ho ripetuto queste osservazioni nel corso di una conversazione telefonica riguardante il draft e la free agency. Quelle parole non riflettono le mie opinioni, o le parole che userei per descrivere un individuo e certamente me ne sono pentito.
Chiedo scusa a chi si è sentito offeso e a Luol Deng, che ho contattato lunedi mattina".
Non basta: accogliendo l'invito di Masai Ujiri, la franchigia della Georgia starebbe studiando una sua importante presenza al progetto Basketball without Borders che il G.M. di Toronto porta avanti nel continente nero per favorire attraverso il basket il miglioramento della vita dei giovani africani: "La mia speranza è di vedere presto anche Danny Ferry ad uno dei camp di Basketball Without Borders, così che ci potrà conoscere meglio. Perché quando ci conosciamo meglio, riusciamo a fare cose migliori".