Tra i tanti corridori che stanno iniziando la loro stagione 2020 in Argentina con la Vuelta San Juan c’è anche l’uomo copertina del Ciclismo, il tre volte Campione del Mondo Peter Sagan. Il campione slovacco non ha brillato particolarmente nelle prime quattro giornate di gara, finendo sempre fuori dal podio, ma ha raccontato di vivere questa stagione con una prospettiva un po’ diversa rispetto al passato. A trent'anni appena compiuti Sagan è pronto a concentrarsi unicamente sui grandi traguardi senza pensare al numero di vittorie stagionali. Nelle tante interviste che sta concedendo in Argentina ha parlato anche della sua avversione ad un uso esasperato della tecnologia nel ciclismo.

Peter Sagan: ‘Mi sento come se fossi cambiato’

Anche alla Vuelta San Juan è Peter Sagan il corridore più ricercato e intervistato dai media di mezzo mondo. Anche ai margini di una corsa che non può dargli degli stimoli speciali, il campione della Bora Hansgrohe è riuscito a dare degli spunti molto interessanti agli appassionati di ciclismo. Il tre volte iridato ha debuttato domenica scorsa, proprio nel giorno del suo trentesimo compleanno, un passo verso una nuova maturità anche agonistica.

“Mi sento come se fossi cambiato, sono più interessato alle corse importanti che alle corse piccole” ha dichiarato Sagan annunciando di voler selezionare maggiormente i suoi obiettivi rispetto al passato. “Non è possibile andare avanti da gennaio a novembre allo stesso livello.

È meglio fermarsi e prepararsi per le gare importanti, penso che questo arrivi con l’età” ha continuato il corridore della Bora aggiungendo che le sue motivazioni non sono però diminuite. “Sono contento di aver fatto quello che ho fatto e di aver vinto quello che ho vinto. Ma continuo. Se sono in bici è solo per un motivo: voglio vincere” ha dichiarato il vincitore della Roubaix 2018.

Peter Sagan: ‘Tutti ora vanno in altura’

Peter Sagan ha annunciato che dopo questa Vuelta San Juan, che si concluderà domenica 2 febbraio, si prenderà un lungo periodo di lontananza dalle corse, rientrando solo alla Strade Bianche del 7 marzo. Il corridore della Bora passerà questo periodo ad allenarsi in altura in Colombia, con un progetto di inizio stagione molto diverso rispetto ai suoi primi anni da professionista quando partecipava a molte gare nel mese di febbraio.

“Ora nel ciclismo è un periodo in cui tutti vanno in altura, tutti trascorrono molto tempo in quota, dovrebbe essere d’aiuto” ha spiegato Sagan, che dopo la Strade Bianche continuerà la sua stagione con la Tirreno Adriatico e la Milano Sanremo per poi spostarsi in Belgio per la campagna del pavè. La fase successiva della stagione lo porterà al debutto assoluto al Giro d'Italia prima del consueto assalto all'ennesima maglia verde del Tour de France e alle Olimpiadi di Tokyo.

Peter Sagan: ‘In gara non guardo il computerino’

Sagan ha parlato anche del suo rapporto con la tecnologia applicata al ciclismo e, fedele al suo modo leggero di vedere la vita e le corse, ha spiegato di non apprezzare l’uso degli strumenti di monitoraggio delle prestazioni durante le corse.

Il campione slovacco ha raccontato di non volere neanche il cardiofrequenzimetro, un accessorio che gran parte dei suoi colleghi usano abitualmente.

“Non ho mai usato la fascia cardio in corsa, ho il computerino ma in gara non lo guardo praticamente mai” ha dichiarato Peter Sagan che si è espresso in maniera molto negativa, se non irriverente, su misuratori di potenza. “Nelle fasi cruciali non devi guardare quanti watt sprigioni ma pedalare per stare con i primi” ha concluso il vincitore del Fiandre 2016.

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