Gianni Bugno, presidente dell'Associazione mondiale corridori, ha rilasciato una lunga intervista al Sole 24 ore in cui ha parlato del presente e del futuro del ciclismo e delle prospettive di una stagione che sarà, per forza di cose, molto diversa dal solito. Per Bugno, i rischi sono noti e ci sono, ma nel rispetto delle norme di sicurezza il Ciclismo ha bisogno di ripartire. "Bisogna salvare il salvabile" dice l'ex campione tenendo alta l'attenzione sulla sicurezza.

Il calendario del ciclismo: i corridori non vedono l'ora di potere tornare alle gare

Al momento è stato stilato un calendario delle gare particolarmente nutrito.

Per Bugno, la Milano-Sanremo in pieno agosto potrebbe diventare la gara simbolo della ripartenza. I corridori, spiega, non vedono l'ora di potere tornare a correre. Ha detto di non avere parlato con tutti, ma molti sono stanchi di allenarsi sui rulli e in casa. Per Bugno non sarà facile gestire il ritorno alle gare perché il ciclismo non si disputa in uno stadio o al chiuso, è una manifestazione che si corre sulle strade e la gente va appositamente per vederne il passaggio. Bugno evidenzia i problemi legati agli spostamenti, alle permanenze negli alberghi, al mangiare assieme di centinaia di persone. Non nasconde che ci siano problemi di organizzazione enormi e basti pochissimo per fermare tutto di nuovo.

Per l'ex campione però il coraggio è necessario, i pericoli del contagio esistono ma non è pensabile che in gara si possa mettere la mascherina. Di positivo vede che l'aria in gruppo non è stagnante ma c'e ricambio.

Contraccolpi in questa situazione da parte di sponsor e contratti, Bugno ne vede molti ma sottolinea anche che bisogna salvare il salvabile.

Molti, in tanti settori, stanno facendo sacrifici, li dovrà fare anche il ciclismo: se entrano meno soldi occorrerà rinunciare a qualcosa. "Per di più in uno sport che non può contare sui biglietti di ingresso, per non perdere gli sponsor quindi bisogna ripartire, con prudenza, ma ripartire".

Il ciclismo di oggi: italiani bravi, ma spesso ci dimentichiamo

Bugno oggi vive a Marina di Ravenna e si occupa del trasporto tra Ravenna e Ancona delle persone che lavorano sulle piattaforme nel mare Adriatico: "Compito faticoso - commenta - ma questo lavoro e il ciclismo mi hanno fatto capire che per ottenere risultati occorre sempre impegnarsi in modo duro".

Nell'intervista al Sole 24 ore, ha anche parlato del ciclismo di oggi paragonato ai suoi tempi dicendo di non avere rimpianti per la sua carriera e di essere contento di quello che ha ottenuto. Oggi Bugno vede un ciclismo più globalizzato, in cui ci sono grandi squadre all'estero. Ci sono team più strutturati e con maggiori possibilità economiche.

Ma gli italiani ci sono eccome, medici, meccanici, corridori, direttori sportivi, sono bravi e ricercati, "spesso però se ne dimenticano".

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