È finito nel modo più amaro il Tour de France di Fabio Aru. Il corridore della UAE Emirates ha abbandonato la corsa ieri, nella nona tappa della corsa, dopo essere rimasto staccato dal gruppo fin dalle battute iniziali. I motivi del ritiro non sono stati così evidenti, il corridore non è caduto e non si è ammalato, ma le cause di questa ennesima pagina negativa sono da ricercare nel tunnel in cui Aru è entrato ormai da tempo. Dall’ultima vittoria dello scalatore sardo sono trascorsi ormai più di tre anni, un lungo periodo nel quale ha avuto diverse traversie e un delicato intervento all'arteria iliaca che potrebbe non aver risolto definitivamente i suoi problemi di salute.

Fabio Aru: ‘Non so cosa mi stia succedendo'

L’ultima immagine di Fabio Aru al Tour de France 2020 è quella di un corridore in grave crisi psicologica oltre che fisica, staccato da tutti nelle fasi iniziali della nona tappa e ormai pronto ad abbandonare la corsa. È questo, per ora, l’ultimo capitolo dell’infinito periodo di difficoltà che sta passando il corridore della UAE. Aru aveva vissuto gli ultimi momenti di gloria tre anni fa proprio sulle strade del Tour de France, staccando tutti nell’arrivo in salita di Planche des Belles Filles e vestendo poi per qualche giorno la maglia gialla prima di concludere la corsa al quinto posto. Dopo il passaggio alla UAE Emirates, quel corridore capace di battagliare con i più forti in salita, non si è più visto, ed anzi, Aru ha spesso faticato solo per finire le corse.

Il misterioso problema del vincitore della Vuelta 2015 sembrava essere risolto dopo l’intervento all’arteria iliaca dello scorso anno, ma in questo 2020 il corridore non ha mostrato nessun miglioramento. Il ritiro dal Tour e le aperte critiche arrivate da Giuseppe Saronni, che lo ha accusato di non avere carattere, sono l’emblema delle difficoltà di Aru.

Lo stesso corridore non è riuscito a chiarire definitivamente cosa lo abbia portato a questo ritiro: “Non so proprio cosa mi stia succedendo, non ho risposte e questo mi fa soffrire” ha dichiarato l’ex Campione d’Italia, spiegando di essersi presentato al via del Tour con umiltà, per ritrovare sé stesso prima dei risultati.

“Mi sono avvicinato al Tour in punta di piedi, avevo lavorato bene. Non puntavo alla classifica, ma volevo aiutare Pogacar nel miglior modo possibile, e poi, chissà, avere delle possibilità per me se si fosse presentata l’occasione” ha commentato Aru.

‘Sono sempre stato un professionista esemplare’

Nonostante il profilo molto basso tenuto nelle ultime settimane, lo scalatore della UAE ha dichiarato di essere arrivato al via del Tour de France confortato da buone sensazioni e da dati interessanti raccolti nel percorso di preparazione. “Ho fatto una serie di prestazioni incoraggianti nel periodo precedente a questo Tour de France, tranne la brutta giornata che ho passato al Giro di Lombardia. I dati degli allenamenti mi hanno dato ottimismo per poter tornare alla condizione che mi ha permesso di fare bene, sicuramente erano i dati migliori degli ultimi tre anni” ha spiegato Fabio Aru senza nascondere la delusione, soprattutto per la difficoltà di analizzare quanto è successo e trovare una via d’uscita.

Il corridore ha incassato le critiche della squadra, con cui arriverà alla fine del contratto al termine di questa stagione, ma ha rivendicato la sua completa dedizione al lavoro. “Sono sempre stato un professionista esemplare, ho dato il massimo impegno, ma anche la squadra non si merita questo. Soffro per non poter dare il mio contributo” ha dichiarato Fabio Aru, che ha spiegato di dover ancora assorbire la delusione di questo Tour prima di pensare a cosa fare per il suo futuro.

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