Nelle ultime ore dalla Francia sono provenute delle nuove e pesanti accuse contro Lance Armstrong, oggi ex ciclista di 49 anni che nella sua carriera ha vinto, tra le altre cose, sette Tour de France consecutivi. Titoli, questi, successivamente tolti dal palmares dopo la squalifica a vita per doping inflitta dalla United States Anti-Doping Agency. Più di un decennio dopo, nelle ultime ore Jean-Pierre Verdy, ex capo dell'agenzia antidoping francese, ha dichiarato a France Tv che Armstrong avrebbe utilizzato durante la corsa francese non solo delle sostanze vietate, ma anche un "motore nella bici" che gli avrebbe permesso di staccare tutti i suoi avversari nelle tappe più difficili.

'Armstrong truffa più grande, con complicità a tutti i livelli'

Le rivelazioni di Verdy sono arrivate durante una intervista rilasciata all'emittente francese France TV, per promuovere l'uscita del libro "Doping: my war against cheaters", scritto dalle stesso ex capo dell'AFLD. In quest'occasione, Jean-Pierre ha definito Lance Armstrong la "truffa più grande" nel mondo del Ciclismo, che si è potuta concretizzare con "complicità a tutti i livelli". Secondo l'ex capo dell'agenzia antidoping francese, infatti, Armstrong avrebbe ricevuto un "trattamento preferenziale". Convinzione, questa, ulteriormente rafforzata nel momento in cui molte persone hanno consigliato a Verdy di "non attaccare le leggende" in quanto si sarebbe ritrovato da solo.

Verdy, poi, è andato oltre, affermando che le sette vittorie nella corsa francese (arrivate tra il 1999 e il 2005) sono state in realtà il frutto di un aiuto tecnologico, arrivatogli dall'ausilio di un motore.

'Sono convinto che avesse un motore nella bici'

Secondo Verdy, infatti, le prestazioni di Armstrong non potevano essere il frutto del "solo" utilizzo di sostanze dopanti: "Sono convinto che avesse un motore nella bici".

In particolare, l'ex capo dell'AFLD ricorda ciò che è avvenuto in una tappa di montagna, durante la quale Lance Armstrong, durante un tratto in ascesa, era riuscito a staccare tutti i suoi avversari "con una facilità imbarazzante". Per questo, Jean-Pierre ha raccontato di aver chiamato al termine della tappa tutti gli specialisti che conosceva: tra questi, "nessuno è riuscito a spiegare come fosse possibile la sua performance, anche assumendo l'Epo".

Verdy ha poi continuato, ammettendo che "qualcosa non andava" e che, in quell'occasione, tutti gli specialisti concordavano con lui. Rivelazioni, queste di Verdy, che potrebbero dunque riaprire il caso di Armstrong, che aveva monopolizzato l'attenzione pubblica negli scorsi decenni e che aveva contribuito ad accendere i riflettori sul problema legato al doping nel mondo dello sport.

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