La stagione del Ciclismo professionistico che si è da poco conclusa ha confermato il netto cambio generazionale già in atto dallo scorso anno. Mentre alcuni campioni della vecchia guardia, su tutti Alejandro Valverde, cercano ancora di rimanere vicino al vertice con buoni esiti, è indubbio che il punto di riferimento del gruppo sono ormai i vari Tadej Pogaĉar, Egan Bernal e gli altri giovani poco più che ventenni. La particolarità di questo ricambio è l’impatto improvviso che le nuove leve hanno avuto nel ridisegnare le gerarchie, arrivando subito, al debutto, ai vertici delle corse più importanti.

Uno dei grandi del ciclismo dell’ultimo decennio, Chris Froome ha trovato una risposta a questa ascesa impetuosa dei giovani, attribuibile secondo lui alle nuove tecnologie che oggi aiutano i corridori ad esprimersi subito al meglio.

Chris Froome: ‘Ora ci sono più dati a disposizione degli allenatori’

Chris Froome è sempre stato particolarmente attento ad ogni dettaglio, sia in fase di preparazione che in corsa. Nella sua cura maniacale ha assunto un ruolo di primo piano il potenziometro, uno strumento in grado di misurare la potenza espressa dal corridore durante l’allenamento o la gara e di ottimizzare la prestazione grazie ad una grande mole di dati a disposizione. Il campione britannico ritiene che il potenziometro sia stato fondamentale per portare a questo cambio generazionale così violento, dando ai giovani quella capacità di sfruttare al massimo il proprio potenziale che prima era data solo dall’esperienza.

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“Penso che ora ci siano molti più dati a disposizione degli allenatori per guidare i corridori più giovani. Prima era tutto più imprevedibile, andavi in bici e non sapevi cosa stavi facendo, i valori che segnavi, potevi solo fare delle ipotesi” ha commentato Chris Froome.

‘Quando ho iniziato non esisteva il potenziometro’

Secondo Froome i corridori che stanno arrivando al successo in età molto giovane, come Tadej Pogaĉar o Egan Bernal, sono stati avvantaggiati dagli strumenti tecnologici che ora sono di uso molto diffuso nel ciclismo professionistico.

“I giovani corridori che arrivano in gruppo hanno degli strumenti come il potenziometro che non esistevano quando ho iniziato io. Questo ha permesso alla nuova generazione di fare il salto tra i professionisti a 19, 20 o 21 anni e di essere già al top. Abbiamo visto ragazzi come Pogaĉar e Bernal che hanno già vinto il Tour de France a 21 e 22 anni. Se cinque anni fa mi avessero detto che un ragazzo di 21 avrebbe vinto il Tour, avrei risposto che era impossibile. Senza quell’esperienza di corsa sarebbe impossibile” ha commentato Chris Froome.