Da talento ormai consacrato tra i grandi del Ciclismo a quasi "oggetto misterioso", di Bob Jungels si sono quasi perse le tracce negli ultimi due anni. Con una vittoria alla Liegi-Bastogne-Liegi, una tappa al Giro d’Italia, il campione lussemburghese era pronto a entrare nella fase centrale della carriera con ambizioni altissime. Invece, dopo un buon 2019 in cui si era rivelato anche corridore adatto alle classiche sul pavè, Jungels è andato incontro ad un inatteso e improvviso declino che lo ha portato rapidamente nelle retrovie del gruppo.

Bob Jungels: ‘Due anni duri’

Dopo un deludente 2020, Jungels ha cambiato squadra, dalla Deceuninck Quickstep alla AG2R, ma la sua parabola discendente si è ulteriormente acuita. Nella sua prima stagione tra le fila della squadra francese, Jungels non è riuscito a concludere nessuna corsa tra i primi dieci e non è stato convocato né per i grandi giri, né per le classiche monumento.

Il motivo di questo declino è da ricercare in un serio problema di salute, un’endofibrosi iliaca che ha costretto il corridore lussemburghese ad un’operazione. Dopo un inizio di stagione particolarmente sofferto, in cui ha partecipato alla Parigi Nizza, alla Volta Catalunya e al Giro di Svizzera, finendo sempre nelle retrovie, Jungels si è fermato e si è sottoposto all’intervento, tornando a correre a settembre nella corsa di casa, il Giro del Lussemburgo.

“Mentalmente gli ultimi due anni sono stati duri, ho passato dei momenti difficili” ha raccontato Jungels a Cyclingnews, confidando però di aver ritrovato fiducia dopo l’intervento. “Ora vedo di nuovo la possibilità di vincere delle corse. Non sapevo cosa volesse dire trovarsi nell’ultimo gruppo, ora l’ho provato e per molto tempo.

Non ero lo stesso corridore e non trovavo più piacere nel ciclismo”, ha continuato il corridore lussemburghese.

‘E’ stato umiliante’

Bob Jungels ha raccontato quanto sia stato difficile convivere con questa situazione che lo ha visto passare dalla testa alla coda del gruppo.

“Certe volte non riuscivo più nemmeno a restare in gruppo. per esempio in Catalunya, ero devastato perché mi ero allenato duramente, facendo tutto quello che potevo. È stato difficile, ci sono stati momenti in cui non mi piaceva correre. Per me, che normalmente corro per vincere, è stato umiliante”, ha confidato il corridore lussemburghese.

Nell’ultima apparizione di questo tormentato 2021, la Parigi Tours, Jungels ha però dato qualche timido segnale di ripresa, facendosi rivedere nel vivo della corsa e ritrovando l’ottimismo per guardare con fiducia al futuro. “Vedo il 2022 come una seconda possibilità, per tornare dove ero prima”, ha concluso il vincitore della Liegi 2018.