Tony Martin, ciclista tedesco di 36 anni, ha annunciato il suo ritiro dal circuito professionistico. Il corridore, in carriera, ha ottenuto numerosi riconoscimenti importanti, come l'argento olimpico nella prova a cronometro a Londra 2012. Il tedesco, nei giorni scorsi, ha rilasciato delle dichiarazioni al GCN Cycling Show in cui ha spiegato le motivazioni che lo hanno portato a optare per l'addio alle gare. Nessun problema legato all'età che avanza o alla forma fisica non più brillantissima: Martin ha infatti sottolineato come la decisione di ritirarsi sia diretta conseguenza di problemi di sicurezza, come anche sottolineato da Egan Bernal.

'Ho corso gli ultimi tre Tour de France col timore di finire in terra'

La motivazione che ha spinto Martin ad "appendere la bici al chiodo" è molto chiara. L'ex ciclista, infatti, ha voluto ricordare come, in questa ultima stagione, sia stato costretto a salire su delle ambulanze per ben 2 volte a causa di cadute avvenute in gara. Da qui, Tony ha sottlineato come abbia iniziato a porsi delle domande: "Sei un papà di due figli: na vale la pena?".

Un'aumentata percezione del pericolo che, in realtà, il tedesco aveva iniziato a maturare già da qualche tempo. Tony ha infatti ammesso di aver corso le ultime tre edizioni del Tour de France con il "timore" di finire a terra. Il rischio di finire coinvolti in grandi cadute, infatti, è secondo l'ex corridore aumentato di molto negli ultimi anni.

Ciò è la diretta conseguenza dell'aumento "di stress e nervosismo" che vede protagonisti anche i corridori impegnati nelle corse "meno importanti".

'Sempre più corridori devono abbandonare le gare per cadute: non volevo più correre questi rischi'

L'ex vice-campione olimpico ha voluto poi sottolineare come siano sempre di più i ciclisti che, negli ultimi tempi, sono stati costretti ad abbandonare la corse a causa di cadute: "Io non volevo più correre tutti questi rischi".

Martin, nelle sue dichiarazioni, ha anche spiegato la motivazione che porta i corridori spesso a rischiare; il tedesco ha infatti sottolineato come i corridori si allenino per "250 giorni all'anno" con lo scopo di raggiungere i massimi livelli di forma possibili. Per questo, una volta in gara, "non si può chiedere di frenare prima a un atleta".

Da qui, Martin è arrivato a una conclusione decisamente amara: 'I rischi ci saranno sempre: impossibile aumentare la sicurezza intervenendo in questo modo". Una soluzione, per l'ex ciclista, potrebbe essere quella di lavorare di più per migliorare la sicurezza delle strade ("o almeno dei punti maggiormente critici") nelle quali poi si dovranno disputare le varie corse: "Così credo che un bel po' di cadute verrebbero evitate".