Guillaume Martin è uno dei personaggi più particolari e insoliti in mezzo al gruppo del ciclismo professionistico. Oltre a essere un corridore di alto livello, capace di arrivare tra i primi dieci sia alla Vuelta España che al Tour de France, il 29enne francese ha conseguito un master in filosofia all'Università di Parigi - Nanterre e ha già pubblicato due libri. Lo scalatore della Cofidis ha intrecciato curiosamente filosofia e sport nelle sue opere, e anche nei suoi tanti interventi su giornali e riviste di vari settori ha colto degli aspetti particolari e diversi del mondo del Ciclismo.

In un'intervista rilasciata a Reporterre, media ecologista, Guillaume Martin ha denunciato l'impatto che hanno sul pianeta e sui suoi fragili equilibri gli eventi colossali come il Tour de France, e ha riflettuto sulla possibilità che la corsa debba trovare un'altra collocazione in calendario a causa dei cambiamenti climatici.

Guillaume Martin: 'Sarà sempre più difficile fare sport'

Guillaume Martin ha testimoniato quanto siano stati estreme le condizioni climatiche in cui i corridori si sono trovati a gareggiare nei grandi giri delle ultime due stagioni. "Ricordo in particolare la Vuelta España 2021. Per diversi giorni c'è stato un caldo incredibile, in particolare nel sud della Spagna", ha raccontato lo scalatore francese.

Questa esperienza ha portato Martin a fare delle riflessioni sulle possibili conseguenze che tutto ciò potrebbe avere sulla salute: "Ricordo una tappa in cui, per cinque ore, la temperatura non è mai scesa sotto i 33 gradi. In media eravamo a 39 gradi quando abbiamo iniziato a salire in quota. Mi sono chiesto cosa ci stavo facendo lì, a fare degli sforzi estremi con temperature estreme, mentre le autorità consigliavano a tutti di stare a casa", ha dichiarato Guillaume Martin.

Negli ultimi anni il ciclismo ha introdotto un protocollo per gestire le situazioni climatiche più difficoltose, come il caldo e il freddo estremi, ma secondo Martin questo potrebbe rivelarsi insufficiente. Il corridore francese ha ipotizzato una rivoluzione del calendario del ciclismo per superare questi problemi. "Nel nostro disordinato mondo sarà sempre più difficile fare sport.

Molto concretamente, nel mondo del ciclismo si pone la questione dell'organizzazione di certe corse in certi periodi dell'anno. Non sono sicuro che il Tour de France possa continuare a svolgersi a luglio. Ne va della salute dei corridori e degli spettatori", ha dichiarato Guillaume Martin.

'Alcuni corridori non ce la fanno più'

Il corridore francese ha parlato anche dell'eccesso di auto e moto al seguito delle corse, e il conseguente impatto ecologico. "In una corsa i corridori sono 180, ma i mezzi a motore sono altrettanti, se non di più", ha denunciato Guillaume Martin, chiedendosi se tutto ciò è proprio indispensabile. "Dobbiamo ripensare il modo in cui organizziamo le grandi corse. Abbiamo bisogno di tutte queste macchine e di una carovana pubblicitaria così numerosa?

Abbiamo bisogno di intrattenimento, ma probabilmente possiamo divertirci in un modo più ragionevole". ha commentato Martin.

Il ciclista - filosofo ha affrontato anche l'argomento delle crisi psicologiche che hanno portato diversi corridori, su tutti Tom Dumoulin, a chiudere anzitempo la carriera. "Alcuni corridori non ce la fanno più. La nostra professione è impegnativa. Le aspettative sono alte, ci viene chiesto continuamente di superare i nostri limiti. Negli ultimi anni in tanti hanno smesso per esaurimenti e depressioni. Ma ho la sensazione che le cose stiano cambiando. Siamo in una fase in cui stiamo riducendo l'intensità delle stagioni, con meno gare e obiettivi più mirati", ha osservato Guillaume Martin.