Il Giro d'Italia si appresta a vivere il suo gran finale con l'odierna cronoscalata al Monte Lussari e poi il lungo trasferimento verso Roma dove domani, domenica 28 maggio, la corsa rosa farà calare il sipario su questa edizione numero 106. La decisiva tappa sul Monte Lussari, in cui Geraint Thomas e Primož Roglič si contendono la vittoria finale, ha suscitato molti commenti e critiche per via del percorso particolarmente difficile e angusto. La cronometro parte da Tarvisio con una prima parte veloce, per poi arrampicarsi su una salita di circa sette chilometri con una pendenza media sul 12%.

Lefevere: 'Questo non è ciclismo, ma mountain bike'

Oltre alla pendenza è anche la conformazione della strada ad aver reso del tutto particolare questa tappa. La carreggiata del tratto di salita verso la vetta del Lussari è stretta e una volta arrivati in cima non ci sono altre vie per scendere oltre a quella già affrontata in salita. L'organizzazione del Giro d'Italia ha dovuto superare una serie di ostacoli per l'effettuazione della tappa. Le macchine non possono salire su questa angusta strada e per garantire l'assistenza meccanica è stato predisposto un servizio ad hoc. Ogni corridore sarà seguito da una moto con a bordo un meccanico e una bicicletta di scorta.

Questa cronometro così particolare, e decisiva per le sorti dell'intero Giro d'Italia, ha suscitato molti commenti critici.

Particolarmente duro con la scelta dell'organizzazione del Giro è stato il team manager della Soudal - Quick-Step, Patrick Lefevere. "Nella tappa del Giro a Crans-Montana il gruppo voleva un accorciamento della tappa e l'ha ottenuto, ma poi non capisco perché abbiano lasciato passare la cronometro di oggi. Ilan Van Wilder corre la cronometro con un rapporto 36×34.

Questa è mountain bike, non Ciclismo su strada", ha dichiarato Lefevere al giornale belga Het Nieuwsblad.

'Non capisco il fascino delle pendenze estreme'

"Penso che dovremmo definire i confini delle varie discipline in modo più rigoroso. Poi negli ultimi dieci chilometri decisivi c'è un meccanico in moto dietro, con una bicicletta in spalla.

Sono questi gli standard professionali che vuoi diffondere nel ciclismo? Penso che sia una farsa", ha aggiunto il manager della Soudal - Quick-Step, che non è un fan delle salite con pendenze estreme.

Patrick Lefevere ritiene che l'organizzazione del Giro d'Italia stia sbagliando a insistere troppo sulle salite così difficili e che abbia ottenuto l'effetto contrario a quello sperato, una corsa più bloccata anziché spettacolare. "Oggi una cronometro decide il Giro d'Italia, ma puoi anche chiamarlo circo. Non soppeserò le mie parole: per come viene disegnato ora il percorso, sono contrario al trecento per cento", ha dichiarato il team manager della Soudal - Quick-Step. "Non capisco il fascino di quelli percentuali estreme di pendenza. Questo Giro ne ha dato la prova: più la montagna è ripida, più spesso partorisce un topolino", ha analizzato Patrick Lefevere.