Una delle differenze che salta maggiormente all'occhio tra il ciclismo di qualche decennio fa e quello attuale è il forte ridimensionamento delle cronometro nelle grandi corse a tappe. Il Tour de France 2023, che scatta il 1° luglio da Bilbao, prevede una sola prova contro il tempo di appena 22 chilometri. Tornando indietro, agli anni Novanta, era invece abituale trovare nel percorso del Tour un paio di crono di una cinquantina di chilometri ciascuna. Questo cambiamento ha spostato decisamente gli equilibri verso gli scalatori a danno dei corridori più pesanti e più forti sul passo, anche se la nuova generazione di campioni ha portato alla ribalta dei corridori come Pogačar e Vingegaard, che riescono a esprimersi ad alti livelli su entrambi i terreni.

Indurain: 'Le crono sono una parte importante del ciclismo'

Il campione simbolo di quell'era dei grandi giri all'insegna delle cronometro infinite è senz'altro Miguel Indurain. Il navarro infilò cinque vittorie consecutive al Tour de France, contando su un motore eccezionale, ma anche su percorsi a lui particolarmente favorevoli. Indurain sbaragliava il campo nelle crono, assestando distacchi importanti agli avversari, e poi gestiva e amministrava la situazione nelle tappe di montagna, in cui staccarlo era molto difficile.

Indurain ha spiegato di non apprezzare questa tendenza del ciclismo moderno di inserire poche e brevi cronometro nei grandi giri, e di ritenere le prove contro il tempo uno spettacolo e una componente essenziale delle corse a tappe.

"È un peccato perché le cronometro sono uno sport nello sport e una parte davvero importante del ciclismo che richiede tanto abilità mentali quanto fisiche. Le persone che pensano che le cronometro siano noiose dovrebbero trovare un altro sport da guardare", ha dichiarato Indurain.

L'ex campione ha parlato anche dei pronostici in vista dell'imminente Tour de France, e un po' in controtendenza con la maggior parte degli opinionisti ha spiegato di non aspettarsi unicamente una sfida a due tra Pogačar e Vingegaard: "Vingegaard sarà il favorito perché ha vinto lo scorso anno, ma molti altri corridori potrebbe creargli dei problemi. Sarà una gara molto aperta e potrebbe esserci anche un vincitore a sorpresa".

'Se inizi molto giovane è normale finire presto'

Il cinque volte vincitore del Tour de France ha fatto anche una riflessione sulla possibile evoluzione che potrebbe avere la carriera delle due stelle del Tour, Pogačar e Vingegaard. Indurain ha notato come i corridori stiano arrivando ad alti livelli sempre più precocemente, ma che questo potrebbe portarli a bruciarsi in un tempo relativamente breve.

"Può capitare a loro quello che è successo a Sagan. Lui ha iniziato giovanissimo, ha passato tanti anni ad altissimo livello, guadagnando tanto, e ora poco più che trentenne ha deciso di ritirarsi dopo tre o quattro anni in cui non è stato più il solito Sagan degli inizi. Era un po' stufo e ora vuole tornare alla mountain bike per rilassarsi un po'.

Essere sempre ad altissimi livelli è stressante, se inizi molto giovane e spingi come stanno facendo questi ragazzi è normale finire presto. In pochi arriveranno all'età di Valverde", ha commentato Miguel Indurain.