Il mondo del ciclismo è ancora profondamente scosso dall'incidente mortale avvenuto al Giro di Svizzera il 15 giugno. Il corridore del Team Bahrain Gino Mäder è finito fuori strada nella discesa dall'Albulapass, una picchiata velocissima ma non particolarmente difficile dal punto di vista tecnico. Il 26enne svizzero è volato in una scarpata e nonostante gli immediati soccorsi è morto nella mattinata successiva. Il dolore e lo shock per la scomparsa di Mäder ha aperto anche una riflessione sul tema della sicurezza nelle corse di ciclismo su strada, soprattutto per quanto riguarda le tappe di alta montagna che affrontano le lunghe discese come quella dall'Albulapass.
Tra i corridori è emersa la tesi della pericolosità del percorso, soprattutto quando questo prevede l'arrivo al termine di una discesa, ma secondo alcuni ex campioni sono altre le cose a cui si dovrebbe prestare maggiore attenzione.
Ciclismo, secondo Saronni troppe squadre in gruppo
L'ex campione del mondo Giuseppe Saronni ha lanciato alcune riflessioni interessanti sul tema della sicurezza, non legate alla scelta dei percorsi. Secondo Saronni uno dei motivi che ha reso il ciclismo più pericoloso di quanto non lo sia per la sua stessa natura è l'eccessivo numero di squadre che ci sono in gruppo. Questo determinerebbe una lotta esasperata e senza limiti, che genera rischi, non solo in discesa.
"Ci sono troppe squadre in corsa, ma nessuno si azzarda a dirlo. Il numero delle squadre esaspera i movimenti del gruppo", ha dichiarato l'ex campione, che ha puntato il dito anche sulla pericolosità delle biciclette attuali.
I corridori oggi dispongono di bici particolarmente avanzate dal punto di vista tecnologico, rigidissime e veloci. "I ragazzi hanno dei mezzi che tecnologicamente sono avanzatissimi e portano i corridori a delle velocità incredibili. Le ruote a frangia alta, per esempio, sono talmente performanti che bisogna prestare una grandissima attenzione perché portano i ragazzi a velocità incredibili e in corsa ti fanno fare meno fatica", ha commentato Saronni, aggiungendo che queste prestazioni al top hanno degli aspetti negativi.
"Quando raggiungi il massimo, alla minima disattenzione o fattore esterno possono provocare dei danni. La tecnologia di oggi ti porta ad avere delle grandi prestazioni, ma bisogna saperle gestire, a volte tirando un po’ il freno".
Moser: 'Anni fa davanti ci stavano solo quelli bravi'
Anche lo storico rivale di Saronni, Francesco Moser, ha parlato dell'esasperazione del ciclismo attuale come uno dei motivi degli incidenti. "La velocità aumenta, ma il ciclista è il più indifeso di tutti perché per proteggersi è dotato del caschetto e basta. Il problema è che adesso si rischia di più. Se una curva va fatta a 50 km all’ora e invece la fai a 60 km è logico che cadi. Idem in discesa", ha commentato l'ex campione trentino.
Anche Moser ritiene che la lotta per rimanere costantemente nelle posizioni di testa porti a moltiplicare i rischi, e che spesso i direttori sportivi influiscano eccessivamente su questo modo esasperante di correre. "Continuano a dire ai corridori stare davanti. Anni fa davanti ci stavano i più bravi, mica tutti", ha sottolineato Moser.