Con la seconda vittoria consecutiva al Tour de France, ottenuta con prestazioni stellari e oltre sette minuti di vantaggio su Tadej Pogacar, Jonas Vingegaard si è consacrato come il più forte corridore da grandi giri del ciclismo attuale. Il danese ha strabiliato per la sua continuità ad altissimo livello, per la prova straordinaria nella cronometro di Comboux e per un'assoluta capacità di applicazione dei rigidi meccanismi della Jumbo Visma. Eppure, se ora Vingegaard appare come una macchina perfetta e senza punti deboli, la sua storia non è certo quella di un talentuoso predestinato, tutt'altro.

Da ragazzino, il due volte vincitore del Tour, non ha mai ottenuto buoni risultati, ed anche quando ha iniziato ad affacciarsi alle ribalte più importanti, nulla faceva presagire questa esplosione. Il suo DS Frans Maassens ha raccontato che l'approccio con la Jumbo Visma non fu dei più facili, tanto che alla corsa d'esordio, nel 2019, si classificò ultimo.

Maassen: 'Era paralizzato dallo stress'

Jonas Vingegaard fu notato dai tecnici della Jumbo Visma nel 2018, quando correva in una squadra continental danese, la Coloquick. In quella stagione, il giovane Vingegaard partecipò anche al Tour de l'Avenir, il Tour de France riservato agli under 23. Quell'edizione fu vinta da quello che ora è diventato il suo grande rivale, Tadej Pogacar, mentre Vingegaard concluse 67° una corsa anonima.

Nonostante i risultati molto scarsi del corridore, la squadra olandese si convinse del talento e dei margini di miglioramento del giovane Jonas. Nel 2019 fu ingaggiato dalla Jumbo, che lo fece esordire in febbraio alla Rita del Sol, una breve corsa a tappe spagnola, dove i suoi risultati furono scoraggianti.

"È andato alla sua prima gara nella Ruta del Sol nel 2019, Jonas era un fascio di nervi. Lo stress lo ha paralizzato. Quella paura gli ha impedito di mettersi in mostra e in quel test è arrivato ultimo", ricorda Frans Maassen, direttore sportivo della Jumbo Visma.

Ciclismo, il click al Giro dei Paesi Baschi del 2021

Il tecnico della squadra olandese ha raccontato che in questa fase il lavoro per farlo sbloccare e crescere è stato soprattutto sull'aspetto mentale.

"Aveva talento ma aveva bisogno di avere fiducia e dimenticare lo stress. Ha lavorato molto su questo nel 2019 e 2020, ma non è riuscito a togliersi la pressione di dosso fino al Giro dei Paesi Baschi nel 2021. Lì è arrivato secondo dietro a Roglic e il suo compagno gli ha detto che vedeva in lui un corridore capace di lottare per vincere il Tour. Questo lo ha cambiato completamente" ha raccontato Maassen, spiegando che la moglie di Vingegaard ha avuto un ruolo fondamentale in questo percorso di crescita e maturazione del corridore.

"Lei ha lavorato nella squadra di ciclismo dove Jonas è diventato un professionista, conosce il ciclismo e lo ha aiutato molto ad acquisire fiducia e credere in se stesso".

Maassens ha spiegato che i tecnici della Jumbo si erano accorti del potenziale del corridore, e per questo lo hanno atteso con pazienza. "Lo abbiamo visto come un talento enorme. Si sacrifica molto, non si lamenta, è un lavoratore instancabile. A 26 anni ha ancora spazio per migliorare. Altri a 23 o 24 anni hanno già raggiunto il massimo, lui è molto più fresco perché non si è mai allenato duramente quando era adolescente, la sua evoluzione è stata più lenta" ha raccontato Maassen.