In un'intervista rilasciata a Flashscore.es, l'ex corridore Carlos Sastre ha parlato di diversi temi dell'attualità del ciclismo. Il vincitore del Tour de France 2008 ha spiegato che il modo di correre oggi è molto diverso e che Tadej Pogacar è l'emblema, nel bene e nel male, di questo nuovo corso del Ciclismo. "Pogacar è spettacolare, è fantastico per gli appassionati, ma ha troppa voglia di vincere", ha commentato.

A 48 anni, ormai Sastre è uscito dall'ambiente del ciclismo professionistico, in cui non ha ricoperto altri ruoli dopo la fine della carriera agonistica, ma continua però a seguire con interesse e passione quello che è stato il suo mondo per tanti anni.

Sastre: 'Vivo nel presente e non nel passato'

Carlos Sastre ha raccontato che oggi conduce una vita tranquilla nel paese dove è nato, lontano da quei riflettori che non amava particolarmente neanche quando era un campione del ciclismo. "Ho un piccolo negozio di biciclette ad Avila. Ho vissuto qui quasi tutta la mia vita" ha raccontato l'ex corridore spagnolo.

Sastre ha ricordato con un certo distacco il momento clou della sua carriera, la vittoria al Tour de France 2008, quando riuscì a conquistare la maglia gialla un po' a sorpresa anche grazie alla forza di squadra del Team CSC. "Sono felice di quello che ho realizzato, non mi interessa se la gente parla di me. Vivo nel presente e non nel passato.

Ho vinto il Tour nel 2008 ed è bello ricordarlo, ma sono solo ricordi e nient'altro. Ho avuto quell'occasione, ero ben preparato, conoscevo bene il percorso e gli avversari. Avevo una squadra molto forte e il mio manager, Bjarne Riis, sapeva che ero pronto a fare qualcosa di speciale", ha ricordato Sastre, che vinse quel Tour con un'azione solitaria sulla mitica salita dell'Alpe d'Huez.

Lo scalatore spagnolo attaccò all'inizio della salita finale e ribaltò la situazione anche grazie al lavoro di copertura dei compagni Andy e Frank Schleck. Sastre difese quindi la maglia gialla nella cronometro di Saint Armand Montrond, in cui perse solo una manciata di secondi rispetto al suo rivale diretto Cadel Evans. Il campione della CSC vinse poi quel Tour de France davanti a Evans e Bernard Kohl, che successivamente fu squalificato per doping, lasciando il terzo gradino del podio finale a Denis Menchov.

'Oggi i giovani corridori commettono molti errori'

Carlos Sastre ha rilasciato un'interessante riflessione sui campioni del ciclismo di oggi e sulle differenze con la sua epoca. Secondo Sastre, oggi i corridori sono pronti a vincere fin da molto giovani, ma non hanno quella capacità di leggere ed interpretare la corsa che era propria dei campioni di un tempo. L'ex campione ha sottolineato che anche nei grandi giri l'età media dei vincitori si è notevolmente abbassata.

"Ai miei tempi si vinceva un grande giro a 33 anni, c'è una differenza di quasi 10 anni. Oggi i giovani sono forti e ben preparati, ma penso che commettano degli errori durante le corse. Questo succede perchè non hanno la sufficiente esperienza", ha commentato Sastre, che ritiene Pogacar il simbolo di questo nuovo modo di interpretare il ciclismo.

Il campione sloveno entra spesso in azione molto presto, inscenando attacchi e scatti a ripetizione anche lontano dal traguardo, sia nelle classiche che nelle corse a tappe.

"Noi restavamo in attesa, per poi scattare quando era il momento giusto. Pogacar, invece, è spettacolare, ma a volte corre in modo troppo aggressivo, spreca tante energie per niente. Ha troppa voglia di vincere, anche se è fantastico per gli appassionati", ha commentato Carlos Sastre.