Il trionfo alla Vuelta Espana, con tutto il podio monopolizzato, è stata per la Jumbo Visma l'ideale conclusione di una stagione di grandi giri letteralmente dominata. La squadra olandese ha completato un tris da leggenda, vincendo Giro, Tour e Vuelta uno dopo l'altro, un filotto mai visto nella storia del ciclismo.
Alla Vuelta, la supremazia dei Jumbo ha raggiunto la sua apoteosi, tanto che Sepp Kuss, Jonas Vingegaard e Primoz Roglic si sono trovati a competere per il successo finale. Questa situazione ha portato ad una corsa piuttosto strana e a qualche tensione interna, come ha raccontato il vincitore Sepp Kuss.
"Nella 16° tappa Vingegaard mi chiese alla radio se poteva attaccare, io gli dissi di si" ha rivelato l'americano.
Kuss: 'Fino alla crono pensavo che sarebbe finita'
Intervenendo al podcast "Geraint Thomas Cycling club", Sepp Kuss ha parlato di alcuni retroscena avvenuti in seno alla Jumbo Visma durante l'ultima Vuelta Espana. Una volta presa la maglia rossa grazie ad una fuga da lontano, il corridore americano immaginava che i suoi capitani Vingegaard e Roglic avrebbero ripreso le redini della corsa, anche grazie alla spinta degli avversari. Invece, il crollo di Evenepoel sui Pirenei e il rendimento non straordinario di Ayuso, Mas e degli agli rivali più accreditati della vigilia, ha lasciato il vuoto dietro ai tre corridori della Jumbo, che si sono trovato a contendersi la corsa senza più avversari.
Sepp Kuss ha raccontato di aver cominciato a credere di poter portare la maglia rossa fino in fondo dopo la buona prestazione nella tappa a cronometro. "Fino alla crono mi dicevo che era una bella avventura, ma che sarebbe finita e che sarebbe andato bene così. Dopo la crono avevo ancora un buon vantaggio ed ho cominciato a pensare a quanto avrei potuto tenere la maglia rossa" ha ammesso Kuss.
Il corridore americano, da sempre gregario preziosissimo di Vingegaard e Roglic, ha raccontato che in squadra è stato preparato un piano tattico per affrontare la terza settimana e dare ad ognuno una chance di vincere la corsa. "Nella terza settimana abbiamo parlato tra di noi e con i tecnici. Eravamo d'accordo che avremmo fatto la corsa, non uno contro l'altro ma contro gli avversari.
Questo avrebbe determinato il più forte, io ne ero felice" ha spiegato Kuss.
'Ero sicuro che qualcuno avrebbe inseguito Vingegaard'
Il piano non ha però tenuto conto dello scarso livello degli avversari, forse anche del timore di combattere contro la corazzata Jumbo. Sepp Kuss ha raccontato che questa situazione è emersa chiaramente nella sedicesima tappa, quella con arrivo in salita a Bejes.
"Vingegaard ha chiesto alla radio se poteva attaccare e gli ho detto di si, certamente. Ero sicuro che qualcuno lo avrebbe seguito. Invece non si è mosso nessuno!" ha raccontato Sepp Kuss con un'imprecazione colorita per quello scenario così surreale.
"Ovviamente volevo che vincesse la tappa, ma che qualcuno lo inseguisse.
Non potevo inseguire io, correre dietro al mio compagno. Era una situazione strana, perchè speravo che qualcuno lo andasse a riprendere" ha raccontato il corridore americano.
Dopo questa tappa e la successiva sull'Angliru, in cui Vingegaard e Roglic staccarono Kuss, la Jumbo Visma decise per un netto cambio di strategia e per la difesa della maglia rossa del corridore americano, ricompensato così per i tanti anni di lavoro in favore dei compagni. Kuss è stato molto obiettivo nel riconoscere la particolarità della sua vittoria. "Io non ero mai stato in quella posizione, loro sono corridori vincenti. Non pensavo di avere il diritto di avanzare delle richieste. Sapevo di essere in quella posizione grazie alla strategia della squadra" ha commentato Kuss.