Concluso il trittico pirenaico, il Tour de France di ciclismo si è concesso una giornata con un percorso più facile e veloce, ma che è stata corsa ancora una volta con un'intensità eccezionale, senza risparmiare brividi e polemiche. La corsa ha vissuto un momento chiave già nelle battute iniziali, quando una maxicaduta ha spezzato il gruppo. In barba al fairplay, della situazione ha approfittato un gruppetto di attaccanti da cui è poi evaso Tim Wellens, protagonista di un assolo vincente negli ultimi 40 chilometri. Dopo una fase particolarmente caotica, in cui Vingegaard è rimasto attardato con Lipowitz e molti altri uomini di alta classifica, la situazione in gruppo si è ricomposta.

Nel dopo tappa, Wellens ha parlato dei concitati momenti in cui si è sviluppata al fuga, e ha spiegato che in realtà lui e il suo capitano Pogacar hanno provato a rallentare il gruppo per facilitare il rientro dei corridori caduti.

Oltre 40 km di fuga solitaria per Wellens

La quindicesima tappa del Tour de France, con arrivo a Carcassonne, ha proposto un percorso mosso, con tre Gpm di seconda e terza categoria ad indicare una chiara occasione per una fuga da lontano.

La corsa è così partita con diversi tentativi di attacco, ma dopo pochi chilometri il gruppo è stato spezzato da una maxicaduta provocata da uno spartitraffico.

Davanti si è ritrovato un gruppetto con poche decine di corridori, tra cui Tadej Pogacar, mentre Vingegaard, Lipowitz e Roglic sono rimasti attardati di oltre un minuto. Anzichè rallentare per favorire un ricompattamento e ricominciare la corsa, i battistrada hanno intensificato la battaglia per cercare di lanciare finalmente la fuga buona. Van der Poel è stato particolarmente attivo, ma anche i compagni di Vingegaard, come Campenaerts e Van Aert, sono entratti in azione anzichè attendere il capitano attardato.

La corsa si è così sviluppata in modo un po' surreale, con un gruppetto di attaccanti in cui si sono inseriti anche Van der Poel, Van Aert, Wellens, Mohoric e Powless, e il gruppo spezzato in due parti e lanciato all'inseguimento.

Alla fine, Vingegaard e gli altri attardati, sono riusciti a rientrare sul gruppo maglia gialla, ma la corsa non si è placata. Ineos e Tudor hanno inseguito con determinazione i fuggitivi, riportandosi ad una manciata di secondi e permettendo il contrattacco di alcuni corridori, tra cui Carlos Rodriguez, Simmons, Storer e Alaphilippe, che si sono riportati sulla testa della corsa.

Storer ha poi cercato di approfittare della parte più difficile del percorso per staccare tutti quanti, ma su di lui sono riportati Wellens, Simmons e Campenerts. Dopo essere rimasto a lungo a ruota dei compagni d'avventura, Tim Wellens è poi scattato ad una quarantina di km dall'arrivo, facendo rapidamente il vuoto.

Il belga ha così regalato l'ennesima vittoria alla UAE, mentre dietro la situazione si è rimescolata con Campenaerts uscito allo scoperto per cogliere il secondo posto e Alaphilippe vincitore della volatina per il terzo.

Il gruppo maglia gialla ha rallentato nell'ultima parte della tappa, arrivando ad oltre sei minuti. La classifica ha visto solo una piccola modifica nella top ten per il sorpasso di Rodriguez ai danni di Healy. Pogacar conserva 4'13'' su Vingegaard e 7'53'' su Lipowitz.

"All'improvviso c'è stato un grosso incidente"

Nel dopo tappa, naturalmente non sono mancate le discussioni sull'andamento della corsa e su quella fuga nata approfittando di una maxicaduta che ha coinvolto mezzo gruppo.

Tim Wellens ha spiegato che lui e Pogacar hanno provato a mettere ordine e far rallentare i corridori rimasti al comando, ma che la situazione è sfuggita di mano.

"All'improvviso c'è stato un grosso incidente" ha raccontato il vincitore della tappa. "Spero che tutti stiano bene. Io e Tadej abbiamo cercato di fermare il gruppo in modo che i corridori attardati potessero rientrare. Ma gli altri continuavano ad attaccare e mi sono lanciato anche io" ha spiegato Wellens, che poi, dopo essere rimasti inizialmente passivo, è entrato in azione dando man forte alla fuga e trovando il momento per l'attacco decisivo.

"Nell'ultima salita mi sentivo ancora bene. Sapevo di dover andare da solo, perché gli altri sembravano ancora in forma. In cima, ho visto la mia occasione. Per fortuna, avevo le gambe per arrivare fino in fondo" ha raccontato Tim Wellens.