Ad Andorra nello scorso weekend si è svolto l’Andorra Cycling Masters, un momento per avvicinare il grande pubblico ai campioni di ciclismo. Erano infatti presenti Roglic, Tadej Pogacar, Del Toro e Jonas Vingegaard.
Dal bordo del circuito, Alex Carera, agente di Tadej Pogacar e uno dei rappresentanti più influenti del ciclismo mondiale ha commentato intervistato da Marca: "È stato un evento davvero innovativo". Per la cronaca ha vinto Del Toro su Roglic allo sprint, con Pogacar terzo e Vingegaard quarto.
Carera sul futuro di Pogacar: 'Ogni stagione ha bisogno di nuovi stimooli'
Ancora Carera al giornalista di Marca: "Quattro grandi campioni, il pubblico così vicino, un’organizzazione impeccabile. Dividere la prova in una cronometro e un circuito urbano è stata un’idea brillante. Andorra ha trovato un modo vincente per promuovere il territorio attraverso il ciclismo". Ma ciò che più l’ha colpito non è accaduto in bici: "Il fatto che fossero solo quattro corridori ha permesso qualcosa di raro: cenare insieme, parlare con calma, condividere cose per cui dopo un Tour non c’è mai tempo. Questa parte umana è fondamentale, spesso la si dimentica".
Pogacar è arrivato ad Andorra dopo un anno di trionfi: il Tour, l’arcobaleno del Mondiale, l’oro europeo, il Lombardia.
"La stagione è finita molto bene - conferma Carera - e ora pensa al 2026. Ogni stagione ha bisogno di nuovi stimoli, ma sempre con equilibrio. Nel UAE Team Emirates lo sanno bene: ci sarà un primo incontro ad Abu Dhabi e poi, nel ritiro di Benidorm, si definirà il calendario. Il segreto è ascoltare tutti e mantenere l’armonia tra la fame del campione e le esigenze di una struttura così grande».
Carera, che gestisce da A&J All Sports, rappresenta alcuni tra i nomi più quotati del peloton, ma il legame con Pogacar, nato nel 2016, ha un tono tutto particolare. "Rimane lo stesso ragazzo che ho conosciuto allora, certo, ora ha più responsabilità: quando ti chiedono cento foto puoi dire sì cento volte, ma quando sono cinquemila diventa più difficile.
Però nel quotidiano, nel modo in cui tratta la gente, resta sempre Tadej".
"Ricevo molte chiamate e il 95% sono impossibili da gestire - racconta al giornalista di Marca - proprio oggi, mentre eravamo ad Andorra, avevamo richieste per quattro eventi diversi nello stesso giorno: Sudafrica, Ecuador, Stati Uniti e qui. È sempre così". Per questo ripete un vecchio principio appreso dai veterani: "Per fare una grande stagione bisogna fare un grande inverno. Allenarsi, riposare, recuperare fisicamente e mentalmente. Senza questo, non c’è miracolo che tenga".
E in questo percorso di recupero fondamentale c’è Urska Zigart, compagna di Pogacar. "Deve stare con chi lo fa sentire bene", spiega.
"Trovare un altro Pogacar richiederà 30 o 40 anni", afferma.
La vita familiare è importante: "Passare tempo con Urska, vedere un film, una serie o semplicemente restare a casa. Queste cose lo fanno essere Tadej. Per lei lui è Tadej, non Pogacar; per lui, Urska è Urska, non Zigart, la sportiva. Questa normalità li protegge e li equilibra".
Carera affronta anche i temi più profondi del ciclismo attuale. "Ho vissuto trasferimenti molto complessi - confessa - di quelli che ti tolgono il sonno: contratti incrociati tra Paesi, fiscalità assurde, sponsor che tirano in direzioni diverse. Ma quando tutto funziona, quando vedi il corridore sereno e soddisfatto, sai che lo sforzo è valso la pena". Per lui, che vede il mercato ciclistico sempre più simile a quello del calcio, la trattativa più complicata è stata quella per Van Gils.
Ma una delle più sorprendenti è stata quella di Cian Uijtdebroeks alla Movistar.
Tra i movimenti recenti spicca il nome di Biniam Girmay. "La sua entrata ha cambiato il gioco. Non solo per le vittorie, ma per ciò che rappresenta. L’Africa non è più promessa, è presente. Girmay ha aperto un percorso commerciale, culturale e sportivo che il ciclismo aveva bisogno. La sua figura amplia gli orizzonti, moltiplica gli spettatori, richiama brand. È un simbolo di modernità".
Nel frattempo Girmay attende di vedere come si risolverà la situazione con Intermarche, dove ha contratto, altrimenti potrebbe cambiare squadra. Dall’altra parte del mappamondo, il futuro si scrive con accento messicano: Isaac del Toro.
Carera lo osserva con rispetto e curiosità. "È talento puro, ma anche testa. Ha qualcosa di speciale. Rappresenta quella nuova generazione che sa che la carriera di un ciclista non si misura solo dalle vittorie immediate. Bisogna proteggere la crescita, pianificare con intelligenza, non lasciare che la fama bruci troppo presto. Il suo tetto è lontano, ma il suo momento arriverà".
E sui guadagni di Pogacar commenta: "Avere 50 o 51 milioni in banca non cambia nulla. Conta stare bene con se stessi", afferma Carera con sincerità.
"Se un corridore è felice, rende di più. Se mantiene quel legame con i compagni e con la squadra, tutto funziona. Nel UAE, Tadej passa più tempo con loro che con i propri genitori.
Quella famiglia è ciò che sostiene la sua grandezza Cerchiamo di realizzare i sogni della gente, stare vicini al pubblico. Questo è ciò che conta di più».
Il ciclismo, conclude, somiglia sempre più al calcio: "Contratti più lunghi, più pressioni, più rotture. Può vincere cinque Tour, tre Mondiali, La Vuelta, il record di vittorie di Cavendish in Francia e quello dei monumenti; Roubaix e Sanremo pure, ma è più difficile. Con lui tutto è possibile. E trovare un altro Pogacar? Ci vorranno 30 o 40 anni".