Uno dei temi caldi di questa pausa invernale del ciclismo professionistico è il dibattito che si è acceso sui modelli di business da perseguire e sulla possibilità di far pagare il biglietto agli spettatori delle corse. Ad aprire la discussione è stato l'ex corridore e manager francese Jerome Pineau, che ha chiesto di consentire l'accesso all'Alpe d'Huez, nella tappa finale del prossimo Tour de France, solo tramite il pagamento di un biglietto. L'idea ha suscitato molte reazioni, tra i favorevoli che vedono questo modello utile a dare stabilità economica al ciclismo, e i detrattori che ritengono poco credibile far pagare per uno spettacolo che si esaurisce in pochi secondi.
Dalle pagine di Spaziociclismo, Filippo Pozzato ha raccontato la sua esperienza di organizzatore della Veneto Classic, in cui ha introdotto l'accesso a pagamento per uno dei punti più spettacolari della corsa, il muro della Tisa. L'ex corridore ritiene che questa sia l'unica strada percorribile per far sì che le piccole corse italiane non finiscano per morire.
'Il biglietto è l'unica soluzione per sopravvivere'
Il ciclismo su strada è da sempre lo sport più vicino alla gente, quello che si svolge spostandosi di paese in paese, passando sotto le finestre di casa delle persone. Per questa sua stessa natura, che esula dagli impianti sportivi chiusi, il ciclismo è sempre stato fruibile gratuitamente, tranne rare eccezioni.
Gli ultimi anni, con la crescita continua dei costi, la globalizzazione del ciclismo, e la difficoltà a reperire sponsor e finanziamenti pubblici, molte corse minori hanno faticato ad andare avanti.
Nel 2022, Filippo Pozzato ha così rotto il tabù dell'ingresso a pagamento per il ciclismo su strada nella sua Veneto Classic. Pozzato ha permesso l'accesso al muro della Tisa con un biglietto del costo di 10 euro. Dopo qualche perplessità iniziale, l'idea ha avuto un discreto successo, contando 720 paganti nell'edizione di qualche settimana fa. "Far pagare il biglietto penso che sia l’unica soluzione che abbiamo per sopravvivere in futuro. Siamo l’unico sport che non ha un modello con il ticketing" ha commentato l'ex corridore vicentino, ben sapendo di dover offrire un prodotto che sia solo un veloce passaggio dei corridori per attirare il pubblico.
"Abbiamo tanti servizi, i maxischermo, il dj, un intrattenitore che coinvolga il pubblico. I corridori sono passati per sei volte" ha dichiarato Pozzato, che conta di aumentare i suoi spettatori paganti, i servizi offerti e il prezzo del biglietto nei prossimi anni, coinvolgendo anche un pubblico più giovane, solitamente poco interessato al ciclismo. "Se non andiamo su questo modello tutte le corse italiane piccole muoiono. A parte le corse di RCS Sport, tutti gli altri in Italia sono destinati a morire. Sono tutti appassionati, nessuno lo fa a livello professionale" ha commentato Pozzato.
Madiot: 'L'accesso gratuito è uno dei nostri punti di forza'
Di parere totalmente opposto a Pineau e Pozzato è Marc Madiot, team manager della Groupama FDJ.
Secondo Madiot, creando un sistema di biglietti per il pubblico, il ciclismo si snaturerebbe senza risolvere i suoi veri problemi. "Sono a favore dell'accesso gratuito. Il ciclismo è l'ultimo grande sport ad essere gratuito. È uno dei nostri punti di forza", ha dichiarato il manager francese al podcast RMC. "E dobbiamo essere realisti: non risolveremo i nostri problemi offrendo più aree per l'ospitalità" ha aggiunto Madiot.
Il manager della Groupama ha invece fatto una proposta innovativa per mettere le squadre in una situazione di maggior equilibrio e migliorare così il prodotto del ciclismo. Madiot ha sottolineato che le squadre francesi si trovano in una situazione di svantaggio, a causa del sistema occupazionale e fiscale del paese transalpino.
Mentre molti corridori World Tour sono dei lavoratori autonomi, i corridori delle squadre francesi hanno lo status di dipendenti a tempo pieno. Per questo la Groupama e le altre squadre devono versare contributi previdenziali e pensionistici.
"Perché non prendere in considerazione l'idea di far sì che tutte le squadre abbiano sede legale in Svizzera per garantire un costo sociale uniforme?", ha proposto Madiot.
"A parte gli emiri e gli sponsor statali, oggigiorno è difficile sopravvivere nel gruppo. Il problema del ciclismo è che un tempo era uno sport popolare, per operai e contadini, e ora sta diventando uno sport per ricchi" ha chiosato il manager della Groupama.