Il Movimento per un Ciclismo Credibile (Mpcc), un'associazione di cui fanno parte sette squadre del World Tour, ha lanciato un allarme riguardo a una pratica sempre più inquietante nel mondo delle corse: la cosiddetta "finishing bottle". Questo termine si riferisce a un mix di farmaci, tra cui spicca il Tapentadol, un potente antidolorifico noto per essere «dieci volte più forte del Tramadol», prodotto già vietato dal regolamento antidoping. Nonostante il suo potenziale impatto sulla salute degli atleti, il Tapentadol è invece attualmente sotto osservazione da parte della WADA (Agenzia Mondiale Antidoping), ma solo in relazione al suo utilizzo in gara.

'Il ciclismo ha bisogno che l'Uci agisca rapidamente'

Nella sua dichiarazione, l’Mpcc ha esortato l’Unione Ciclistica Internazionale (Uci) a fermare la crescente medicalizzazione dello sport e a stabilire regole più severe sui prodotti consentiti. La preoccupazione dell’organizzazione non si limita al Tapentadol; include anche altre sostanze come le bevande a base di chetoni, che l’Uci ha recentemente sconsigliato senza però vietarle formalmente. Queste pratiche, secondo l’Mpcc, entrano in quella che viene definita una "zona grigia", in cui sostanze e trattamenti medici non ancora esplicitamente vietati vengono utilizzati per migliorare le prestazioni, sollevando dubbi etici e preoccupazione per le possibili ricadute sulla salute dei corridori.

«Il ciclismo», ha affermato l’Mpcc, «ha bisogno che l’Uci agisca rapidamente e con decisione per proteggere sia la credibilità dello sport che la salute dei corridori. È fondamentale che nessun atleta si senta costretto ad assumere prodotti discutibili solo per mantenersi al passo con i compagni». Questa affermazione sottolinea l'esigenza di una riflessione profonda sul confine tra legittimo supporto medico e uso improprio di sostanze.

Tapentadol, tempi lunghi per un possibile divieto

Le preoccupazioni sull'uso di farmaci nello sport non sono nuove, ma la crescente disponibilità di sostanze come il Tapentadol alimenta un dibattito urgente. La presenza di questo potente antidolorifico nella cosiddetta "Finishing bottle" dei corridori ha destato allarmi.

Secondo l’Mpcc, ci sarebbe una miscelazione di diverse sostanze al limite, distribuite tra i ciclisti per prepararli alle fasi cruciali delle gare.

L'organizzazione ha evidenziato che l'Uci sta monitorando attentamente il Tapentadol, ma i tempi per l'analisi e gli eventuali provvedimenti sembrano troppo lunghi rispetto all'urgenza della situazione: «Dobbiamo aspettare il risultato di un’altra lunga analisi mentre la salute dei ciclisti è a rischio e gli incidenti aumentano?», ha chiesto retoricamente l’Mpcc. La questione solleva interrogativi non solo sul benessere degli atleti, ma anche sulla vera natura della competizione sportiva. Se i ciclisti si sentono costretti a utilizzare farmaci potenti per rimanere competitivi, ciò mina il principio stesso dello sport, che dovrebbe basarsi su abilità e preparazione fisica piuttosto che su sostanze chimiche.

Negli ultimi anni, il tema della medicalizzazione dello sport ha guadagnato attenzione, con molti atleti e allenatori che esprimono preoccupazioni simili. L'idea di ricorrere a farmaci per migliorare le prestazioni passa in secondo piano rispetto alla necessità di garantire la salute degli atleti, spesso messi alla prova da pressioni enormi. La denuncia dell’Mpcc non è quindi solo un allerta per ciclisti e organizzazioni sportive, ma un invito collettivo a ripensare la cultura dello sport.

In conclusione, l’appello dell’Mpcc rappresenta non solo una richiesta di maggiore vigilanza da parte dell'Uci, ma anche una chiamata a tutti gli attori coinvolti nel mondo del ciclismo per riconoscere la gravità della situazione e agire nel migliore interesse degli atleti e della loro salute.

È fondamentale dunque promuovere un ambiente sportivo dove l’integrità e la salute siano prioritarie, prevenendo l’approccio utilitaristico che rischia di dominare nel panorama sportivo contemporaneo. La battaglia contro la medicalizzazione dello sport è solo all'inizio, e spetta a tutte le parti in causa contribuire a creare una cultura sportiva sana e rispettosa dei valori fondamentali.