Il ciclismo professionistico affronta una crisi profonda, anche nel World Tour i team sono costretti a sostenere ingenti spese per partecipare a eventi prestigiosi come Ronde van Vlaanderen o Tour de France. Questo fatto, unito a costi operativi alle stelle e proventi televisivi concentrati negli organizzatori, genera instabilità: sponsor fuggono, licenze scadono e fusioni salvano squadre dal fallimento, come accaduto a Wagner Bazin WB e Arkéa-B&b Hotels.​

Wout van Aert, ciclista della Visma-Lease a Bike – reduce da un 2025 con tappe vinte al Giro d'Italia sugli sterrati di Siena e al Tour a Parigi– denuncia la fragilità del sistema: "La torta dovrebbe essere divisa in modo più equo, a volte non riceviamo nemmeno i soldi per coprire i costi di partecipazione".

La sua squadra ha chiuso con un passivo di 6 milioni nonostante due grandi giri vinti, mentre fusioni come Lotto-Intermarché creano esuberi.​

Van Aert propone riforme ispirate all'NBA

Il belga paragona il ciclismo all'NBA, dove ricavi TV e biglietti si condividono equamente: "Quando vedo come l'NBA distribuisce denaro a tutti, penso che il ciclismo possa imparare molto". Suggerisce biglietti d'ingresso da 5 euro per corse su strada, modello già vincente nel ciclocross: "Non significa perdere popolarità, resta lo sport più amato". Auspica investitori mediorientali, Lidl e Red Bull per colmare gap, ma avverte: "Senza squadre e corridori non si corre; il divario tra ricchi e poveri si allarga".​

Coro di voci per la sostenibilità economica nel ciclismo

Intanto anche Alex Carera, manager di Pogačar, e Pippo Pozzato chiedono regole riviste per ridistribuire diritti TV.

Proprio Pozzato che ora lavora nella veste di organizzatore tra le altre della Veneto Classics sostiene ad esempio l'introduzione di biglietti d'ingresso per assistere alle gare di ciclismo professionistico, vedendolo come l'unica via per garantire la sostenibilità economica dello sport.

Secondo lui, "il ciclismo non è di tutti perché è popolare o perché è gratis: è chiaramente di tutti, ma hai bisogno di sostenerlo se veramente ami questo sport", un principio che ha applicato da quattro anni nella Veneto Classic, dove la salita iconica della Tisa è a pagamento (10 euro con servizi inclusi come birra, maxischermi, DJ e intrattenimento), passando da 120 paganti nel primo anno a oltre 720 quest'anno.

Infine Pozzato critica il tabù del "ciclismo gratis", paragonandolo a eventi come le ATP Finals a Torino – biglietti costosi ma sempre sold out – o al calcio di Promozione (fino a 15 euro), sostenendo che senza ricavi diretti dagli spettatori, le corse dipendono da fondi pubblici instabili, portando a un sistema collassante con fughe di sponsor e licenze perse.