Tom Dumoulin, uno dei campioni da copertina del ciclismo della scorsa generazione, ha raccontato il suo finale di carriera in un'intervista a De Pacer. Dopo aver raggiunto grandi risultati, un Giro d'italia e un Mondiale a cronometro su tutti, all'apice del successo, Dumoulin ha vissuto un lungo periodo di tormenti che lo hanno portato ad abbandonare il ciclismo, prima temporaneamente e poi in maniera definitiva nell'estate del 2022. L'ex campione ha raccontato che l'addio al ciclismo è stata una scelta molto difficile, "Non ero pronto a smettere" ha raccontato, e ha poi accusato la Jumbo Visma di non averlo protetto in alcune situazioni.
Dumoulin: 'Per alcuni anni non mi sono sentito felice'
Riflettendo sui suoi ultimi e tormentati anni di carriera Dumoulin ammette: "Ora posso guardare indietro a quel periodo con gratitudine, perché mi ha anche portato tanto." Tuttavia, le sue parole risuonano come un eco di dolore: "Non mi sono sentito affatto felice per alcuni anni. Volevo ancora essere un corridore, non ero pronto a smettere, ma il mio corpo stava reagendo male."
La frustrazione dell'ex campione è palpabile. Condizionato da cadute e infortuni, insofferente alle richieste di un ciclismo sempre più ossessivo, Dumoulin si sentiva intrappolato in un labirinto senza fine.
La pressione all’interno del Team Jumbo-Visma, la squadra in cui ha militato nell'ultima parte della carriera, ha ulteriormente aggravato il suo stato d'animo.
"Stavo semplicemente andando male, anche se stavo facendo tutto il possibile," spiega Dumoulin, sottolineando il contrasto tra le sue aspirazioni e la dura realtà. "Ho iniziato ad allenarmi più duramente che mai e sono finito in uno stato di sovrallenamento" ha raccontato Tom Dumoulin.
Il documentario al Tour 2020 e la richiesta della Jumbo Visma
Uno dei punti più bassi della carriera di Dumoulin si è manifestato durante il Tour de France 2020, momento in cui è stato girato il documentario "Code Geel", con uno spaccato del dietro le quinte della Jumbo Visma. Questa pellicola ha catturato un Dumoulin vulnerabile, in crisi e in discussione con se stesso e l'ambiente che lo circondava. "Non ho ancora visto quel documentario.
Non ho voglia di rivedere quel periodo così difficile," confessa. Ma le sue parole non si fermano qui: “Non mi sentivo protetto dalla squadra. Quel documentario non avrebbe mai dovuto essere lanciato nei Paesi Bassi in quel modo” ha accusato Tom Dumoulin.
La sensazione di alienazione che l'ex campione descrive è palpabile. Si è sentito trasformato in un oggetto, piuttosto che in un atleta con emozioni e fragilità. “Sapendo ciò che so ora, credo che la mia carriera sarebbe potuta durare più a lungo,” afferma, riflettendo sulle scelte fatte. Nonostante il dolore e le sfide vissute, non prova rimpianti: “Ora ci ripenso con orgoglio. Non mi pento delle scelte fatte, né do la colpa a nessuno.”
Ma se i momenti difficili sono stati parte integrante della sua esperienza, ciò non toglie nulla ai trionfi che hanno contraddistinto la sua carriera.
“Penso che i momenti migliori siano stati le mie vittorie," afferma Dumoulin, illuminando il ricordo delle sue conquiste. Tuttavia, la sua carriera ha preso una piega inaspettata quando si è trovato a un bivio. "A un certo punto ho capito che non stavo soddisfacendo le aspettative," ricorda. "Mi è stato chiesto se volevo fare come Robert Gesink e Tony Martin, una transizione da leader a gregario, una richiesta che non mi aspettavo" ha raccontato Dumoulin.