Il presidente della Lega Serie A, Ezio Maria Simonelli, è intervenuto sulla questione dello spostamento della partita Milan‑Como a Perth, in Australia. Durante un intervento a Radio Anch’io Sport, ha precisato che la proposta è stata avanzata dai club, e non è nata da un’iniziativa autonoma della Lega.
La proposta è partita dai club
Simonelli ha spiegato: “Da tifoso, posso capire che giocare una partita a 13mila km sarebbe stato anomalo e penalizzante per i tifosi. Tuttavia, era una scelta dei club interessati, non della Lega. Quest'ultima ha solo valutato diverse proposte, e quella dell’Australia era la più vantaggiosa.
Ma le condizioni si sono poi rivelate impraticabili”.
Il futuro della partita e gli ostacoli incontrati
Il presidente ha aggiunto che, a suo parere, l’AFC non avrebbe approvato che l’Italia fosse la prima a rompere il tabù di una partita di campionato europeo giocata all’estero: “Secondo me, l'AFC non ha mai voluto che questa gara si giocasse. Non si voleva che l’Italia fosse la prima a rompere questo tabù, e la porta è stata chiusa. Dal punto di vista commerciale, è un’occasione persa”.
Simonelli ha poi chiarito che non è stato possibile invertire le due partite tra Milan e Como per giocare a San Siro il 15 gennaio, a causa di difficoltà con i palinsesti televisivi. La partita si disputerà a San Siro nella prima data utile: “Dovremo aspettare il 31 gennaio, data in cui si decideranno i playoff di Champions League, per stabilire quando San Siro sarà libero anche dall’Inter.
Uno di quei mercoledì sarà fissata la gara, il prima possibile”.
Il contesto della vicenda
La proposta di giocare Milan‑Como a Perth era nata per l’indisponibilità di San Siro, impegnato per la cerimonia inaugurale delle Olimpiadi invernali Milano‑Cortina. FIGC e UEFA avevano dato parere favorevole, ma l’AFC aveva posto condizioni ritenute impraticabili, come l’obbligo di utilizzare arbitri asiatici e limitazioni sulla promozione dell’evento. La trattativa è poi saltata per rischi finanziari e complicazioni dell’ultimo minuto.