Moreno Moser resta una delle più brillanti e misteriose meteore del ciclismo italiano. Passato professionista nel 2012, il nipote del grande Francesco Moser ha strabiliato nella sua stagione di debutto, vincendo poi una classica di prestigio come la Strade Bianche nella primavera successiva. Quei successi straordinari e l'impressione di trovarsi di fronte ad un campione destinato a lasciare un segno importante e duraturo si sono però rivelati un'illusione. Dopo quell'avvio, Moreno Moser è finito rapidamente nelle retrovie del gruppo, fino a ritirarsi prematuramente nel 2019, a neanche 29 anni.
Parlando alla Gazzetta dello Sport, il trentino ha raccontato che a portarlo verso il ritiro sono state "le convinzioni dure a morire" di quel ciclismo.
Moser: 'In tanti mi hanno accusato'
Trentino, classe '90, figlio e nipote d'arte, Moreno Moser resta uno dei talenti inespressi del ciclismo italiano. La sua carriera ha preso il volo nel 2013, quando si è imposto in grande stile alla Strade Bianche, una delle gare più iconiche del calendario del ciclismo, con un finale mozzafiato che l’ha consacrato come uno dei giovani talenti più interessanti. Tuttavia, quel brillante inizio si è trasformato in un capitolo difficile che lo ha portato a ritirarsi dal ciclismo nel 2019, dopo stagioni anonime e un'ultima breve parentesi alla Nippo.
In un'intervista alla Gazzetta dello Sport, Moser è tornato a parlare dello strano percorso seguito dalla sua carriera, da quei risultati iniziali brillanti che sono stati seguiti da prestazioni deludenti e da un corpo che sembrava non rispondere più agli sforzi. L'ex corridore ha raccontato di non aver sentito il peso del cognome, dei paragoni con lo zio Francesco, il più vincente campione della storia del ciclismo in Italia. La frustrazione di Moser è palpabile quando parla di quegli anni. “In tanti mi hanno accusato di non avere voglia, di lavorare troppo poco. O peggio: se andava così forte e poi non più, era per il doping” ha dichiarato l'ex corridore trentino, che però si è messo alle spalle le critiche ricevute nell'ultima parte della carriera.
'La mentalità era: meno mangi meglio è'
Moser, ora consapevole delle scelte fatte negli anni passati, considera il suo approccio all’allenamento e alla nutrizione come il principale fattore del suo declino. “Cos’è successo? Che ho sbagliato tutto. Vedendo oggi come si allenano i corridori, come si alimentano, con un approccio molto più scientifico… Cambierei ogni cosa”.
Moser ha raccontato di essersi scontrato con un ciclismo legato ancora ad una mentalità antica a e sbagliata. L’idea che mangiare meno equivalga a migliori performance era un mantra quasi inviolabile. Moser è convinto che questa filosofia lo abbia danneggiato gravemente.
“Era una convinzione dura a morire: meno mangi meglio è, più arrivi a casa ‘finito’ al termine dell’allenamento, quasi in crisi di fame, meglio è… Tutto questo mi ha spento”, ammette.
Le conseguenze fisiche di quell’approccio punitivo non si sono fatte attendere; Moser ha subito diverse malattie, tra cui mononucleosi e citomegalovirus, che lo hanno debilitato ulteriormente. “Ero vuoto, e sono abbastanza certo che dipendesse da quanto dicevo prima" ha dichiarato Moreno Moser.
Oggi, Moser ha trovato un nuovo equilibrio lontano dalle corse, riflettendo sugli errori e sulle lezioni apprese. La sua storia è un monito per le nuove generazioni di ciclisti: il successo non è solo una questione di talento e impegno, ma anche di salute e conoscenza delle proprie esigenze fisiche.