Il Tour de France del 2020 è entrato nella storia non solo per la sua particolare collocazione in calendario, tra fine agosto e settembre a causa della pandemia, ma anche per le imprese straordinarie di un giovane talento che poi sarebbe diventato il dominatore del ciclismo. Alexander Kristoff era uno dei leader di quella UAE Emirates in cui figurava un 22enne sloveno che nella stagione precedente si era rivelato al ciclismo pro arrivando terzo alla Vuelta España, Tadej Pogacar. Kristoff indossò la prima maglia gialla dopo aver vinto la tappa inaugurale a Nizza, e in un podcast di "Domestique" ha ricordato quell'esperienza come qualcosa di "folle", soprattutto in virtù dell'inatteso ma travolgente successo del suo compagno di squadra Tadej Pogacar.

Kristoff: 'A metà Tour abbiamo modificato il nostro obiettivo'

L'UAE Team Emirates si presentava al Tour senza ambizioni di podio. Pogacar era stato protagonista di una performance eccezionale alla Vuelta España del 2019, dove aveva conquistato il terzo posto, ma nonostante questo, la squadra si preparava alla Grande Boucle con più speranza che aspettativa. "Il nostro primo obiettivo era arrivare tra i primi cinque", ha chiarito Kristoff.

"Sapevamo che Pogacar aveva del potenziale, ma la sfida del Tour era un'altra storia". Questa mentalità cambiò drasticamente durante il secondo giorno di riposo, quando Pogacar, sorprendentemente, si trovò nelle posizioni di vertice della classifica. "Quando era secondo o terzo nel giorno di riposo, ci siamo incontrati e abbiamo detto: 'Se ora è terzo, l'obiettivo dovrebbe essere il primo.

E se finisce terzo, è comunque due posizioni meglio del quinto'", ha raccontato Kristoff.

Questa decisione di alzare l'asticella si rivelò cruciale nei giorni successivi. La situazione prese una piega di portata storica quando Pogacar si impose nella cronometro della ventesima tappa, rovesciando incredibilmente la situazione e strappando la maglia gialla al connazionale Primož Roglič. Quella prestazione, considerata devastante, cambiò completamente la dimensione di Pogacar, da giovane promessa a fenomeno assouto.

"A metà del Tour abbiamo modificato il nostro obiettivo per cercare di vincerlo", ha aggiunto Kristoff. "È stata un'esperienza davvero folle. È stato un Tour davvero bello.

Ne conservo dei bei ricordi."

'In allenamento staccava tutti'

Alexander Kristoff ha sottolineato come il potenziale di Pogacar fosse evidente sin dal suo ingresso nell'UAE Team Emirates nel 2019. "Non mi aspettavo che vincesse così in fretta, ma abbiamo visto quanto fosse forte", ha detto l'ex corridore norvegese, riflettendo sui ritiri di allenamento della squadra.

"Abbiamo visto come in allenamento annientava tutti gli altri scalatori. Avevamo molti scalatori forti alla UAE in quegli anni, ma in allenamento non avevano alcuna possibilità contro questo giovane sloveno."

La vittoria di Pogacar al Tour de France 2020 ha segnato una svolta non solo per lui, ma anche per l'UAE Team Emirates, portando l'attenzione su una squadra che fino ad allora era stata vista come outsider.

Kristoff, con la sua esperienza, non può fare a meno di esprimere ammirazione nei confronti del giovane sloveno. La loro collaborazione in quella stagione ha generato un legame speciale, un rapporto tra veterano e giovane promettente. In un mondo dello sport dove i nomi emergenti rubano spesso la scena, Kristoff ricorda con affetto e rispetto il cammino intrapreso al fianco di Pogacar, che non solo ha conseguito la vittoria ma ha anche cambiato il volto del ciclismo moderno. Per Kristoff, l'edizione 2020 del Tour de France non è stata solo una competizione, ma un'avventura straordinaria che ha celebrato il talento, la determinazione e la perseveranza.