Hadi Tiranvalipour, campione di taekwondo originario di Karaj e rifugiato in Italia, ha lanciato un appello: “Noi sportivi dobbiamo dare voce al nostro popolo”. Accolto nel 2023 dalla Federazione Italiana di Taekwondo, si è preparato per le Olimpiadi di Parigi 2024 e punta ora agli Europei di aprile e ai Giochi di Los Angeles 2028.
L'appello dallo sport per la libertà
“Lo sport è un linguaggio universale con il quale si può cercare e ottenere la pace, possiamo cercare la pace per tutti. Il popolo è sempre nel mio cuore, tutti noi sportivi dobbiamo dare voce al nostro popolo”, ha dichiarato Tiranvalipour in una conversazione telefonica.
Lontano dall’Iran, dove le proteste vengono represse, l’atleta ha espresso la sua angoscia: “Negli ultimi giorni internet è completamente bloccato in Iran… Io non posso contattare la mia famiglia, non so niente di loro. La gente vive nella paura e nell’isolamento totale”.
Un obiettivo politico e sportivo
Hadi ha spiegato che il suo obiettivo è “cambiare questo regime per ridare la libertà al popolo iraniano” e ha indicato in Reza Pahlavi, figlio dello scià deposto nel 1979, “la persona giusta per cambiare le cose. Sono d’accordo con il suo ritorno”.
In Italia, Tiranvalipour si è allenato al Centro di Preparazione Olimpica “Giulio Onesti” di Roma insieme alla nazionale italiana di taekwondo. Laureato in scienze motorie, ha ringraziato il Paese che lo ha accolto: “Mi trovo bene qui dove sono stato accolto.
Per il taekwondo mi sto preparando per gli Europei di aprile insieme alla Nazionale italiana e punto anche alle Olimpiadi 2028 di Los Angeles”.
La tensione in Iran
Le parole di Tiranvalipour si inseriscono in un clima di crescente tensione in Iran, dove le proteste contro il regime si sono intensificate. Il ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani, ha espresso “grande preoccupazione per quello che da giorni sta accadendo in Iran” e ha offerto “sostegno alle aspirazioni democratiche del popolo iraniano”, chiedendo il rispetto dei diritti umani e la fine della pena di morte. L’Italia e l’Unione europea stanno conducendo una “pressante azione diplomatica” per una soluzione che tuteli la sicurezza dei manifestanti e le aspirazioni della popolazione.