I recenti Mondiali di ciclocross tenutisi a Hulst hanno sollevato un’ondata di polemiche nel ciclismo italiano, lasciando dietro di sé una scia di malcontento e rassegnazione. La nazionale azzurra si è presentata al via con una formazione ridotta all’osso, rinunciando a molte delle quote conquistate e portando con sé solo un atleta per le categorie élite e under 23. Questa scelta, che ha escluso numerosi atleti e società dall’appuntamento più importante della stagione, ha acceso aspre critiche nei confronti della Federciclismo, presieduta da Cordiano Dagnoni.

'Per i Mondiali avevamo atleti da top ten'

Eugenio Canni Ferrari, socio e amministratore di Isolmant, uno degli sponsor della squadra femminile Isolmant Premac Vittoria, ha preso posizione contro la strategia della federazione, dichiarando in un intervento sui social la sua intenzione di allontanarsi dal mondo del ciclismo. Le sue parole, pronunciate all’indomani delle gare di Hulst, sono state inequivocabili: "Gioele Bertolini e Rebecca Gariboldi valevano una top ten e noi cosa facciamo? Portiamo solo un uomo élite e una donna élite".

Questa critica va oltre il singolo evento, aprendo interrogativi più ampi riguardo alla gestione e alla visione del ciclismo in Italia. Canni Ferrari ha continuato il suo sfogo sottolineando come la passione, la volontà e la qualità degli atleti siano state ignorate dalla federazione: "Hanno dimostrato che passione, volontà e qualità alla fine premiano e noi cosa facciamo?

Niente." Lamentando una mancanza di attenzione verso gli atleti, ha affermato che l'assenza di opportunità rappresenta una vera e propria "morte dello sport".

'Se andassero solo quelli che possono vincere partirebbero in dieci'

Intervenendo poi a Ciclismoweb, Canni Ferrari ha messo in discussione l'approccio che porta la federazione a selezionare solamente atleti con ambizioni di medaglia. "Il mondiale è, prima di tutto, una vetrina", ha detto. "Se ci andassero solo quelli che possono vincerlo, partirebbero in una decina".

Secondo lui, l'assenza di un numero maggiore di atleti nelle competizioni elite limita le possibilità di far crescere e valorizzare il movimento ciclistico nazionale. La situazione è ulteriormente aggravata dallo shock dell'annuncio di una possibile chiusura della sponsorizzazione da parte di Isolmant nel ciclismo.

Canni Ferrari ha chiarito che questa decisione è frutto di una realtà già evidente da tempo e non solamente delle recenti vicende di Hulst. "Il sistema sportivo italiano, e soprattutto quello del ciclismo, non funziona", ha commentato.

L’accusa principale mossa alla Federciclismo è quella di non promuovere adeguatamente il ciclismo tra i giovani. Invece, secondo Canni Ferrari, si assiste sempre più a una gestione che privilegia politiche interne e mantenimento di ruoli dirigenziali, a scapito delle necessità e dei sogni degli atleti.

Infine, Canni Ferrari ha concluso il suo intervento con un pensiero che suona come un monito: "Non vedo più il significato di sostenere una società se l’attività svolta da un team come il nostro non viene riconosciuta e valorizzata dalla stessa federazione.

A fine 2026 Isolmant non sarà più nel ciclismo". Un’ulteriore conferma che il malcontento è profondo e diffuso, con il rischio concreto di un danno irreparabile per il ciclismo italiano, a meno di un immediato cambio di rotta da parte delle istituzioni sportive.