Uno dei temi caldi di queste ultime settimane nel mondo ciclismo professionistico è l’atteggiamento di alcuni tifosi che, in modo inopportuno, invadono la privacy dei ciclisti. Recentemente, Jonas Vingegaard è rimasto coinvolto in una caduta dopo essere stato inseguito con insistenza da un cicloamatore invadente, e il Team Visma - Lease a Bike ha espresso la sua frustrazione sul fatto che sempre più ciclisti siano molestati durante gli allenamenti. A questo tema si è unito Tim Wellens, il ciclista belga della UAE Emirates, in un’intervista rilasciata a Het Belang van Limburg, dove ha condiviso esperienze analoghe anche da parte di Tadej Pogačar.

Wellens: 'Tenevano i telefoni a meno di un metro da noi'

Wellens ha sottolineato quanto sia frustrante dover affrontare l'invasività di una piccola parte dei tifosi, affermando: "Il 99% dei tifosi è rispettoso. È un peccato che l'1% rovini spesso tutto." La situazione descritta dal campione belga si è fatta ancor più concreta quando, durante un allenamento con altri corridori, tre uomini si sono avvicinati in modo aggressivo, cercando di filmarli a distanza ravvicinata.

"Ci siamo fermati brevemente nel punto in cui ci eravamo separati e, nel giro di poco, si sono precipitati a riprenderci. Non si trattava di un semplice video: avevano i loro telefoni a meno di un metro dai nostri volti. È semplicemente spiacevole", ha dichiarato Wellens.

'Anche a Monaco la privacy sta diminuendo'

Non è solo la sua esperienza a preoccuparlo; Wellens ha evidenziato anche il caso di Pogačar, che è stato molestato da un "tifoso" che era riuscito addirittura a ottenere il suo numero di telefono.

"Lo ha molestato nei momenti più inopportuni. Credo che la privacy, anche a Monaco, stia visibilmente diminuendo", ha aggiunto Wellens, riconoscendo, però, come Pogačar stia gestendo la situazione con grande maturità. La notorietà di Wellens è aumentata notevolmente da quando ha iniziato a indossare la maglia tricolore, simbolo della sua vittoria al campionato nazionale. "Il tricolore mi ha sicuramente reso più riconoscibile. Quando mi allenavo con la maglia standard della UAE, la gente spesso chiamava a caso un corridore del nostro team.

Ora, con la maglia tricolore, li sento cantare ‘Wellens’. Ogni giorno in cui indosso il tricolore è un giorno speciale. Lo apprezzo consapevolmente”, ha commentato il ciclista, visibilmente orgoglioso.

Il commento di Wellens porta alla luce una questione cruciale nel mondo dello sport: il delicato equilibrio tra il legame tra atleti e tifosi e la necessità di rispetto per la privacy e lo spazio personale dei ciclisti. Con il crescente interesse verso il ciclismo, è fondamentale che tutti i partecipanti al mondo delle due ruote considerino il valore di questa relazione e lavorino insieme per garantire un ambiente positivo e rispettoso per tutti. In un contesto in cui l'attenzione dei media e del pubblico è costantemente rivolta ai ciclisti, è essenziale ricordare che dietro l'immagine pubblica ci sono persone con necessità e diritti da tutelare.