Il difensore azzurro Federico Di Marco ha scelto di fare chiarezza in merito alle polemiche sorte dopo la sua esultanza in seguito alla qualificazione ottenuta contro la Bosnia. Dalle dichiarazioni rilasciate a Coverciano, il calciatore ha voluto sottolineare con fermezza che il suo gesto è stato puramente spontaneo e istintivo, un momento di gioia condivisa esclusivamente con i suoi compagni e amici, e non intendeva in alcun modo rappresentare una provocazione o una mancanza di rispetto nei confronti della Nazionale bosniaca. Di Marco ha ribadito il suo profondo rispetto per l'avversario.

Le parole di Di Marco: un'esultanza senza offesa

“Non ho mai mancato di rispetto a nessun club e ancora più a nessuna Nazionale, la mia è stata un’esultanza istintiva, eravamo tra compagni e amici, siamo persone perbene”. Con queste parole dirette, il difensore ha voluto dissipare ogni dubbio sul significato del suo comportamento, spiegando chiaramente la natura del suo gesto e rafforzando il concetto di un atteggiamento sempre improntato al rispetto verso ogni avversario, in particolare verso la Bosnia.

Di Marco ha poi proseguito nel suo chiarimento, affrontando le critiche ricevute: “Ho sentito dare degli arroganti a me e ai miei compagni, ma con quale diritto dovremmo esserlo visto che manciamo dalla qualificazioni da due Mondiali?”.

Per dimostrare l'assenza di qualsiasi animosità, l'azzurro ha rivelato di aver avuto un contatto diretto con Edin Dzeko, che ha definito “un amico”. “Gli ho scritto per fargli i complimenti e mi ha risposto ‘che vinca il migliore’. Mai mancato di rispetto ai bosniaci”, ha concluso il calciatore, sottolineando la cordialità del rapporto.

Il contesto delle reazioni e il dialogo con Dzeko

Il chiarimento da parte di Federico Di Marco si è reso necessario in seguito alle reazioni contrastanti che la sua esultanza aveva generato. Alcuni osservatori, infatti, l'avevano interpretata come un gesto potenzialmente irrispettoso. Il giocatore ha voluto ribadire con forza e convinzione che non c'era alcuna intenzione offensiva dietro al suo comportamento, ma unicamente l'espressione di un momento di gioia autentica e condivisa con i suoi compagni di squadra, tipico delle celebrazioni post-partita.

Il riferimento esplicito al dialogo intercorso con il capitano bosniaco Edin Dzeko e la successiva risposta ricevuta – “che vinca il migliore” – servono a sottolineare ulteriormente il mantenimento di un clima di rispetto reciproco tra i protagonisti in campo. Questo, nonostante la naturale tensione agonistica e l'importanza della posta in gioco che caratterizzano sfide sportive di tale rilevanza internazionale, confermando l'assenza di attriti personali.