Domen Novak, corridore sloveno della UAE Emirates e uno dei principali gregari di Tadej Pogacar, ha condiviso le sue impressioni su Paul Seixas, il giovane fenomeno francese che sta rapidamente attirando l'attenzione nel panorama del ciclismo mondiale. Seixas ha sbalordito tutti in questo avvio di stagione con prestazioni straordinarie per la sua giovane età, 19 anni, tanto da essere considerato il vero antagonista di Pogacar in un futuro non troppo lontano. Le osservazioni di Novak, riportate dal sito sloveno Siol.net, offrono uno sguardo interessante sulle differenze tra le due generazioni di ciclisti e sull'evoluzione della preparazione atletica nel ciclismo.

Novak: 'A quell'età Tadej non si allenava in altura'

Novak non ha risparmiato complimenti per Seixas, sottolineando come il giovane atleta stia già mostrando un livello superiore rispetto a quello che esprimeva Pogacar alla stessa età. "Quel ragazzo è davvero molto forte. Tutti lo paragonano a Tadej, vogliono metterlo sullo stesso piano, e per la sua età è persino più forte di quanto fosse Tadej," ha dichiarato Novak, riferendosi all'incredibile talento e alle abilità già dimostrate dal giovane corridore.

Tuttavia, la lode di Novak viene accompagnata da una seria riflessione: il percorso intrapreso da Seixas è radicalmente diverso rispetto a quello del suo capitano. Rivalutando la carriera di Pogacar, Novak ha ricordato un episodio emblematico: "Per quanto ne so, Tadej non si sottoponeva a ritiri in altura a quell'età.

Posso dire, però, che vinse il suo primo Tour mangiando pizza, bevendo birra e giocando alla PlayStation".

Queste parole evocano un'immagine di spensieratezza e autenticità che contrasta con l'intensa professionalizzazione che caratterizza l'attuale generazione di giovani ciclisti. Novak ha evidenziato come la mentalità nei riguardi dell'allenamento sia cambiata radicalmente negli ultimi anni. "La nuova generazione, con Paul Seixas come figura di riferimento, viene condotta ai vertici in un modo totalmente diverso, molto più strutturato," ha affermato, mettendo in luce un approccio che raramente lascia spazio alla spontaneità.

'Non so se questi ragazzi continueranno fino a 30 anni'

La dedizione e il rigore che caratterizzano la formazione di questi giovani atleti, secondo Novak, sono un'arma a doppio taglio.

"Questi ragazzi si sono allenati in altura per un mese e non sono tornati a casa per tutto il tempo. Tutto è estremamente professionale," ha proseguito. Sebbene queste pratiche di allenamento possano sembrare ideali per massimizzare le prestazioni a breve termine, Novak esprime preoccupazione per le possibili conseguenze psicologiche a lungo termine.

"Penso che questi ragazzi siano già così 'in forma' a 19 o 20 anni che non so se riusciranno a continuare a correre fino ai 30," ha concluso, rimarcando i rischi di una carriera ciclistica che, sebbene promettente, potrebbe rivelarsi insostenibile. In un mondo sportivo sempre più competitivo, le parole di Novak fungono da monito e da riflessione sulle sfide future che i giovani ciclisti potrebbero dover affrontare, bilanciando talento e carico psicologico.