A quattro giorni dalla corsa, la Parigi-Roubaix continua a restituire testimonianze interessanti sulle dinamiche e gli episodi che hanno segnato questa indimenticabile edizione. Oliver Naesen, protagonista tra i più esperti della corsa, ha rivelato ai microfoni del podcast "Wieler" di HLN come le motociclette abbiano giocato un ruolo determinante durante la rimonta scaturita dalla foratura di Tadej Pogačar a circa 120 chilometri dal traguardo.

'La velocità è aumentata di 15 chilometri orari'

L'episodio critico si è verificato circa venti chilometri prima dell’ingresso nella leggendaria Foresta di Arenberg, quando il campione sloveno ha subito una foratura sul pavé, costringendolo a una rapida sostituzione della bici con una Shimano neutra, per poi tornare alla sua Colnago.

Pogačar ha iniziato subito una dura rincorsa, supportata – come ha raccontato Naesen – da un episodio non trascurabile: "Le moto hanno formato un muro davanti al nostro gruppo" ha spiegato il corridore belga, sottolineando come questo scudo abbia fatto viaggiare il gruppo inseguitore a una velocità superiore di circa 15 chilometri orari rispetto a quella naturale.

Naesen, che in quel momento si trovava nel secondo gruppo insieme a Yves Lampaert, ha descritto la situazione con dettagli interessanti. Lampaert era nervoso per la mancata collaborazione all’interno del gruppo. In quel momento Pogacar ha forato ed è stato raggiunto dal gruppo di Naesen e Lampaert. "Allora gli ho detto: "Lampi, Eurosport, France 2… ci riporteranno presto davanti", ed è esattamente quello che è successo", ha raccontato il belga sottolineando l'aiuto decisivo delle moto.

'Le moto influiscono sul risultato'

La questione sollevata da Naesen si inserisce in un dibattito più ampio che riguarda l’influenza di moto e auto nelle corse di ciclismo. Anche l’ex professionista Jakob Fuglsang si è espresso recentemente sull’argomento, evidenziando come le moto possano alterare le dinamiche di una corsa. Parlando con Feltet.dk, Fuglsang ha fatto notare che in molte situazioni la posizione strategica delle motociclette può favorire un corridore in fuga, impedendo agli inseguitori di recuperare: "Probabilmente Mathieu van der Poel non avrebbe vinto l’E3 senza una moto davanti a lui. Era un corridore contro quattro".

Naesen concorda con questa visione e ritiene che il problema vada oltre singoli episodi isolati.

"A volte, influisce sul risultato più di quanto dovrebbe", ha dichiarato. "Soprattutto quando i distacchi sono minimi, anche un lieve vantaggio indotto dalle moto può decidere le sorti della gara."

In un sport dove secondi e metri possono fare la differenza tra vittoria e sconfitta, il ruolo delle moto rappresenta dunque un tema di discussione sempre attuale. Se da un lato garantiscono sicurezza e assistenza, dall’altro rischiano di condizionare in maniera significativa l’equilibrio competitivo, lasciando aperta la domanda su come regolamentare al meglio la loro presenza nelle corse su strada.