Domenica 10 maggio il Giro d’Italia 2026 sta concludendo in Bulgaria con la sua terza e ultima giornata di tappa. La corsa rosa osserverà domani un giorno di riposo destinato al rientro in Italia, dove la competizione riprenderà martedì 12 maggio. Questa edizione segna il secondo avvio consecutivo dal territorio estero dopo l’Albania del 2025, suscitando un acceso dibattito tra gli appassionati di ciclismo sull’opportunità di partenze fuori dai confini nazionali.
La candidatura promossa da Sprînceană
Dopo due partenze di fila all’estero, il Giro tornerà a partire dall'Italia nel 2027, precisamente dal Friuli Venezia Giulia.
Questo ritorno alla tradizione italiana è dettato anche dalle normative UCI, che limitano la concessione di giorni di riposo aggiuntivi nei casi di partenza fuori dall’Italia. RCS ha già chiesto una deroga per partire dalla Bulgaria e non potrà farlo nei prossimi anni.
Per questo motivo la prossima partenza estera dovrebbe avvenire solo per il 2029, anno in cui la Romania ha ufficialmente manifestato interesse a ospitare la Grande Partenza. La scelta della Bulgaria per il 2026, con tre tappe che valorizzano località turistiche affacciate sul Mar Nero come Varna e le città storiche di Veliko Tarnovo e Plovdiv, rappresenta la terza partenza nel giro di cinque anni dall’Europa orientale. Prima con l'Ungheria nel 2022 e l’Albania nel 2025, questa tendenza ha evidenziato l’intenzione di RCS di ampliare la visibilità internazionale della corsa, pur incontrando qualche resistenza tra i tifosi più tradizionalisti.
Intervistato da ProSport.ro, Cătălin Sprînceană, Presidente della federazione ciclistica rumena, ha espresso forte volontà di portare il Giro d’Italia nel proprio paese nel 2029. «Stiamo lavorando per presentare un progetto che preveda tre tappe standard e un giorno di riposo durante il trasferimento aereo in Italia», ha dichiarato Sprînceană.
Sebbene non siano stati forniti dettagli precisi sul percorso, è confermato che Bucarest sarà inclusa nella candidatura romena. Tuttavia, la situazione politica instabile in Romania, con la caduta recente del governo e l’incertezza sulla formazione di una nuova coalizione, potrebbe ritardare la realizzazione di questo ambizioso progetto.
Il sostegno politico e finanziario sarà cruciale per la riuscita della candidatura della Romania.
Il paese balcanico avrebbe dimostrato interesse anche grazie all’esempio della Bulgaria, che si stima abbia investito oltre 12 milioni di euro per ospitare la partenza del Giro 2026.
Per il 2027 l'opzione è Trieste
Per quanto riguarda il ritorno in Italia nel 2027, la regione del Friuli Venezia Giulia si prepara ad accogliere la Grande Partenza. Secondo Il Messaggero Veneto, Trieste si candida con forza a ospitare la partenza, sfruttando la sua posizione strategica e le sue caratteristiche paesaggistiche. Questo evento sarà un’occasione importante per promuovere il territorio e riconnettere la corsa con le radici italiane, dopo un periodo caratterizzato da partenze internazionali.
La questione delle partenze estere permane un tema divisivo nel mondo del ciclismo.
Se da un lato queste iniziative incrementano la visibilità globale e i ricavi dell’evento, dall’altro rischiano di allontanare alcuni tifosi tradizionali che vedono nella partenza dall’Italia un elemento simbolico imprescindibile.
In conclusione, il Giro d'Italia 2026 in Bulgaria sottolinea il successo di una formula che unisce ciclismo e promozione turistica internazionale, mentre il ritorno nel 2027 al Friuli Venezia Giulia rappresenta un ritorno alle origini. La possibile partenza romena nel 2029, sebbene ancora incerta, testimonia la crescente attrattiva del Giro d’Italia come evento sportivo globale, capace di coinvolgere sempre più paesi e territori. Resta da vedere quale sarà il prossimo capitolo di questa storia in continua evoluzione.