Il comportamento delle moto durante il recente Giro di Romandia ha riacceso un acceso dibattito nel mondo del ciclismo professionistico. Dopo le critiche di Valentin Paret-Peintre, che ha accusato gli organizzatori di favorire apertamente Tadej Pogacar e la sua UAE Emirates aiutando l'inseguimento del gruppo con le moto, e il commento di Louis Vervaeke sulla stessa falsariga, ora anche Luke Plapp si unisce al coro di voci critiche. Il corridore australiano della Jayco AlUla ha rilasciato un’intervista in cui descrive un effetto decisamente rilevante, ripetuto in tutte le tappe, provocato dalla presenza delle moto durante la corsa.
'Con le moto i distacchi si sono ridotti rapidamente'
Nel podcast Stanley St. Social, Plapp ha raccontato come tutte le tappe del Giro di Romandia siano state segnate da un cambiamento netto nel ritmo e nella gestione della corsa a causa dell’ingerenza delle motociclette. Inizialmente, durante le prime fasi, la situazione sembrava sotto controllo. I corridori della UAE Emirates, la squadra di Pogacar, erano riusciti a mantenere la fuga sotto controllo con uno o due uomini impegnati all’inseguimento in testa al gruppo, contenendo così i distacchi senza particolari difficoltà.
Tuttavia, secondo Plapp, tutto è cambiato quando le moto hanno iniziato a muoversi davanti al gruppo principale, rimanendo ad una distanza minima e offrendo una scia significativa.
"Da quel momento in poi" ha spiegato il venticinquenne australiano, "la velocità nel gruppo è diventata incredibile. Pedalavamo in fila indiana, scattavamo in uscita da ogni curva e i distacchi si sono ridotti rapidamente".
'In alcune tappe andavamo a velocità incredibili'
Plapp ha definito questo incremento improvviso e significativo di velocità “l’impatto più grande che abbia mai visto da parte delle motociclette su una gara ciclistica”. Non si è trattato di un episodio sporadico o limitato a una sola tappa, ma di un fenomeno ripetuto lungo tutto il Giro di Romandia. Il corridore australiano ha sottolineato come in diverse frazioni il ritmo imposto dal gruppo fosse influenzato direttamente dalla presenza e dal ruolo delle moto: "Ci sono state tappe in cui la velocità a cui andavamo e l’influenza delle moto erano semplicemente incredibili".
Queste dichiarazioni confermano un sentimento crescente tra i corridori, preoccupati per l’effetto che le motociclette possono avere sull’andamento della corsa, sia in termini di sicurezza sia sul piano tattico. Accuse di favoritismi e di condizionamenti esterni fanno emergere un tema sensibile e ancora poco regolamentato nel ciclismo moderno, dove la gestione dei mezzi motorizzati rischia di alterare in modo significativo lo svolgimento delle competizioni.
Le esternazioni come quella di Luke Plapp indicano con chiarezza quanto questo elemento possa creare squilibri e suscitare polemiche nel panorama del ciclismo professionistico. La riflessione è aperta e la comunità degli appassionati attende risposte chiare per garantire una competizione equa e sicura per tutti gli atleti.