Le tenniste Coco Gauff e Aryna Sabalenka guidano la protesta per una maggiore equità nella distribuzione del montepremi nei tornei del Grande Slam, in particolare al Roland Garros, criticando la ripartizione dei ricavi. Nonostante il torneo abbia annunciato un montepremi significativo, i giocatori sostengono che ciò non si traduce in un reale aumento della loro percentuale di ricavi. Gauff ha evidenziato la disparità, affermando che molti tennisti vivono "di stipendio in stipendio", a differenza di altri sport, e che la battaglia mira a garantire maggiore tutela ai tennisti di classifica inferiore.
Boicottaggio e sindacato: le strategie dei giocatori
Sabalenka ha prospettato un possibile boicottaggio dei tornei Slam se le trattative non produrranno risultati, definendolo "l'unico modo per lottare per i nostri diritti". Gauff ha concordato, sottolineando l'importanza di un'azione collettiva e la necessità di un sindacato giocatori per ottenere cambiamenti significativi.
La replica degli organizzatori e il dibattito
Gli organizzatori del Roland Garros hanno replicato che l'aumento dei premi è stato strategicamente concentrato nelle qualificazioni e nei primi tre turni, per sostenere i giocatori meno quotati, con incrementi significativi. Iga Swiatek, pur riconoscendo una maggiore unità tra i giocatori, ha definito l'ipotesi di un boicottaggio "una situazione un po' estrema".
Il dibattito rimane acceso, riguardando la sostenibilità della carriera di molti professionisti e la volontà di lasciare il tennis in condizioni migliori per le future generazioni.
Disparità economiche e richieste di riforma
Secondo le stime dei giocatori, il montepremi del Roland Garros rappresenta circa il 15% dei ricavi previsti, ritenuta insufficiente rispetto ad altri sport. I tennisti chiedono maggiori tutele (rappresentanza, assistenza sanitaria, pensioni), evidenziando come i circuiti ATP e WTA abbiano già implementato miglioramenti rispetto agli Slam.