Doveva essere, sulla carta, una vittoria ampiamente pronosticabile. Si è trasformata, nei fatti, in una delle dimostrazioni di onnipotenza ciclistica più impressionanti dell'era moderna. Tadej Pogačar ha timbrato la prima tappa del Giro di Svizzera, con partenza e arrivo a Sondrio, non semplicemente vincendo, ma riscrivendo completamente le leggi della tattica a due sole settimane dal via del Tour de France.
La scintilla a 70 km dal traguardo
La frazione era iniziata secondo i binari dell'ortodossia ciclistica, caratterizzata da un tentativo d'anticipo solitario di Dversnes Lavik.
Ma il copione è stato brutalmente stracciato a metà percorso, ad oltre 70 chilometri dalla conclusione.
In corrispondenza di un traguardo volante, Pogačar ha deciso di fare lo sprint per accaparrarsi l'abbuono. Una mossa che sembrava fine a se stessa e che invece ha fatto da detonatore: il fuoriclasse sloveno ha insistito nell'azione, aumentando la progressione e costringendo il plotone a spezzarsi. In un amen si è sganciato un drappello di altissima qualità in cui la UAE Team Emirates ha saputo inserire anche un prezioso Brandon McNulty. Dietro, Primoz Roglič, Antonio Tiberi, Lenny Martinez e tutti gli altri grandi favoriti per la classifica generale sono rimasti letteralmente sorpresi, incapaci di reagire all'istante.
Una cronometro solitaria e "senza sforzo"
Dopo aver sfruttato brevemente il compagno McNulty, Pogačar ha deciso che il ritmo non era abbastanza asfissiante. Si è isolato al comando, superando la resistenza degli inseguitori e proiettandosi in una lunghissima cavalcata solitaria. Il dato più spaventoso della sua azione è stata la parvenza di totale facilità: lo sloveno è parso non spingere mai a fondo, se non in brevissimi tratti, gestendo il vantaggio con una scioltezza disarmante.
Gli avversari non hanno potuto opporre la minima resistenza a quella che, per chiunque altro, sarebbe stata bollata come un'azione folle e suicida, dato che il profilo altimetrico avrebbe permesso di attendere rampe molto più vicine a Sondrio per piazzare la stoccata.
Il margine del leader è schizzato rapidamente oltre il minuto, congelando la corsa per il gradino più alto del podio.
L'orgoglio di Carapaz e la perla di Bagioli
Nello sparpaglio alle spalle del battistrada, l'unico a muoversi con coraggio è stato Richard Carapaz. L'ecuadoriano è evaso dal gruppetto degli inseguitori, sobbarcandosi una generosa e impossibile rincorsa solitaria per limitare i danni nei confronti di un Pogačar che, ancora una volta, ha dimostrato di correre in una categoria riservata esclusivamente a lui.
Prima dell'apoteosi finale, il cannibale sloveno ha voluto regalare l'ultima fiammata violenta sullo strappo di Bordigni, a una manciata di chilometri dal traguardo, quasi a voler sigillare una giornata storica, per poi concedersi la meritata passerella sul rettilineo di Sondrio.
Carapaz ha tagliato il traguardo in seconda posizione con un passivo pesantissimo di 2'14''. Poco dopo, a 2'29'', è arrivato un ottimo Andrea Bagioli: il valtellinese, dopo aver lavorato nelle prime fasi per i capitani della Lidl-Trek, ha regalato spettacolo sulle strade di casa con una splendida azione solitaria nel finale.
Classifica già ipotecata: Roglič affonda
Dietro ai primi tre, il Giro di Svizzera ha emesso verdetti che sanno già di sentenza definitiva. Il primo grande gruppo inseguitore, guidato da Mathias Vacek, Ilan Van Wilder e Wilco Kelderman, ha tagliato il traguardo con ben 4 minuti di ritardo. Ancora peggio è andata a Primoz Roglič, apparso decisamente lontano dalla condizione migliore e naufragato a distacchi d'altri tempi.
Il Giro di Svizzera è iniziato da un solo giorno, ma la maglia gialla sembra aver già trovato il suo padrone assoluto.