Il dominio totale che Tadej Pogačar esercita sul ciclismo mondiale – dalle classiche Monumento ai Grandi Giri – sembra oggi un fatto inscalfibile, quasi una legge di natura. Eppure, non troppo tempo fa, tra il 2022 e il 2023, la rincorsa alla maglia gialla del Tour de France si era infranta per due volte consecutive contro il muro eretto da Jonas Vingegaard. Le prime storiche vittorie della Grande Boucle (2020 e 2021) avevano in qualche modo mascherato alcune lacune marginali all'interno della UAE Team Emirates, dettagli strutturali su cui il team ha dovuto lavorare per compiere il definitivo salto di qualità.

A svelare i retroscena di questa imponente metamorfosi è Sjoerd Bax, corridore olandese che ha militato nella formazione emiratina proprio negli anni chiave del cambiamento, tra il 2023 e il 2024.

La rivoluzione tecnica: prima i materiali, poi la guida metodologica

Secondo l'analisi di Bax, la rincorsa al vertice è avvenuta per gradi, partendo dall'attrezzatura tecnica per poi toccare la sfera della preparazione atletica.

"Dal 2022 al 2023 è stato fatto un grande passo in avanti, in particolare sul fronte dei materiali," spiega Bax, ricordando come in passato, ad esempio, le biciclette Colnago in dotazione fossero pesanti e meno performanti. Risolto il gap meccanico ed aerodinamico, la squadra ha affrontato lo snodo cruciale: la pianificazione degli allenamenti.

Il vero punto di svolta per il Pogačar "cannibale" del 2024 è coinciso infatti con l'avvicendamento nel ruolo di preparatore, quando lo sloveno ha salutato lo storico coach Iñigo San Millán per affidarsi a Javier Sola, tecnico spagnolo con un passato proprio tra le fila della Visma-Lease a Bike.

"Con i fuoriclasse il compito del coach è non fare danni"

Bax conosceva molto bene Sola, essendo stato il suo stesso allenatore in UAE. Nonostante l'incredibile impatto sul rendimento di Pogačar, l'olandese ci tiene a smitizzare la figura del preparatore moderno, evidenziando come la dote principale in questi casi risieda nella sensibilità gestionale:

"Javier non è un mago," ammette Bax in modo trasparente.

"Credo che con atleti di questo livello mondiale la cosa più importante sia soprattutto evitare di commettere errori. Un allenatore di Tadej può solo rovinare le cose, magari intestardendosi perché vuole vedere a tutti i costi determinati valori di wattaggio sui grafici."

Più esplosività e carichi superiori

La mano di Sola si è vista nell'allineamento della stella slovena alle più moderne metodologie del gruppo, pur tarando i volumi sul motore fuori quota del bi-campione del mondo:

"Bisogna guardare il quadro generale. Con Sola, Tadej ha iniziato ad allenarsi come fanno tantissimi altri professionisti, ma semplicemente con due marce in più, perché la sua capacità di tollerare il carico di lavoro è nettamente superiore," prosegue l'olandese.

Un approccio radicalmente diverso rispetto al passato, che ha sbloccato una reattività fin lì inespressa: "In precedenza, sotto la guida di San Millán, svolgeva molto meno lavoro esplosivo. Probabilmente quel tipo di stimolo non era quello corretto per le sue caratteristiche."

I risultati di questa piccola ma profonda rivoluzione scientifica sono sotto gli occhi di tutti. Ottimizzando i materiali e personalizzando i picchi di intensità, la UAE Team Emirates è riuscita a trasformare un talento purissimo e a tratti istintivo in una macchina da guerra scientifica, capace di cannibalizzare ogni corsa dal primo all'ultimo chilometro.