Il dibattito sulla spettacolarità e sul ritmo delle tappe del Tour de France è entrato nel vivo. Con la proposta di due frazioni consecutive dedicate alle ruote veloci, una parte di pubblico e di critica ha iniziato a bollare queste giornate come "monotone" o prive di pathos. A rispondere a queste considerazioni, prima del via dell'ottava tappa, ci ha pensato una delle stelle più brillanti tra le ruote veloci di questa Grande Boucle: Biniam Girmay.
Raggiunto dai microfoni di Feltet, l'eritreo ha offerto una chiave di lettura lucida, non risparmiando una frecciata piuttosto evidente ai dominatori della classifica generale, in primis a Tadej Pogačar.
La stanchezza del gruppo dopo i Pirenei
Biniam Girmay ha voluto prima di tutto contestare l'idea che il gruppo si sia "risparmiato" per scelta o pigrizia, spiegando che lo scarso appetito per le fughe da lontano nelle ultime frazioni è la diretta conseguenza delle fatiche accumulate nei giorni precedenti.
"Posso capire facilmente se gli spettatori la pensano così. Ma il giorno prima della tappa da sprint abbiamo avuto una giornata così difficile che nessuno voleva andare in fuga."
La tappa pirenaica corsa a velocità molto sostenute ha lasciato scorie profonde nelle gambe dei corridori, rendendo naturale una gestione più controllata della corsa da parte del plotone e riducendo il numero di attaccanti disposti a spendere energie in tentativi quasi certamente destinati a fallire.
"Meglio la volata che i distacchi abissali in solitaria"
Il passaggio più incisivo dell'intervista riguarda però il confronto diretto tra lo spettacolo offerto dalle volate di gruppo e quello dei grandi tapponi di alta montagna. Nella tappa del Tourmalet, i distacchi enormi che si sono registrati hanno drasticamente ridotto la suspense per la maglia gialla finale. Girmay ha ribaltato la prospettiva, difendendo con orgoglio la categoria dei velocisti.
Alla domanda se sia un problema che la gente definisca "noiose" le tappe pianeggianti, l'eritreo ha risposto senza filtri:
"Dipende da cosa piace alla gente. A volte penso anche che sia noioso vedere qualcuno correre da solo per 40 chilometri su una tappa di montagna.
Allora preferisco guardare le tappe da sprint, perché non si sa mai chi vincerà."
Un manifesto chiaro: mentre i giochi per la classifica generale rischiano di diventare scontati e prevedibili molto prima del traguardo, le tappe per velocisti mantengono intatta l'incertezza assoluta fino agli ultimi metri. Un caos controllato dove la sorpresa è sempre dietro l'angolo, a differenza dei monologhi in solitaria sui passi alpini o pirenaici.