Nel cuore del Vaticano, l'attesa per la finale dei Mondiali tra Spagna e Argentina, in programma domani sera a New York, si fa palpabile. Tra i porporati e i monsignori, la tensione sportiva si mescola a un'insolita divisione di tifo, creando un vero e proprio “derby” tra le mura leonine. Il cardinale argentino Leonardo Sandri, già prefetto del Dicastero per le Chiese orientali, non nasconde la sua prudenza: “Non sarà una passeggiata, la Spagna non è che non abbia una grande squadra”, ha dichiarato. Con un sorriso spontaneo, ha poi aggiunto un tocco di personale emozione: “Certo, penso che vedrò la finale in tv anche se tante volte uno preferisce non agitarsi”.
Sul fronte spagnolo, l'entusiasmo è altrettanto vivo. Il cardinale salesiano Ángel Fernández Artime, pro‑prefetto del Dicastero per gli istituti di vita consacrata, ha già manifestato il suo incondizionato tifo per le Furie Rosse, ispirandosi apertamente ai valori di don Bosco. Anche l’arcivescovo Luis Marín de San Martín, elemosiniere del Papa, potrebbe unirsi ai sostenitori della nazionale iberica, sebbene la sua posizione ufficiale non sia stata ancora espressa pubblicamente.
Il "derby" calcistico si sposta in Vaticano
La singolare sfida sportiva che si preannuncia tra le due nazionali trova un'eco particolare all'interno della Santa Sede. Il cardinale Sandri ha confermato l'atmosfera da “derby”: “Sì sì, anche se con gli spagnoli siamo molto vicini”, ha affermato, sottolineando un legame che va oltre la competizione.
Riguardo all'esito della partita, il porporato mantiene una notevole cautela: “Vincere è una cosa grandiosa ma poi bisogna affrontare tutti i problemi, quindi meglio prendere tutto con le pinze”. E ha ribadito la forza dell'avversaria: “La Spagna ha una grande squadra. Sarà dura”.
Tra i ferventi sostenitori dell'Argentina, spicca il il cardinale Victor Manuel Fernández, prefetto dell’ex Sant’Uffizio. Egli ha condiviso un ricordo significativo del suo incontro con Lionel Messi, avvenuto in occasione di una partita amichevole a Roma e successivamente durante un'udienza con Papa Francesco. “Sono rimasto affascinato dalla semplicità e dall’umiltà”, ha raccontato Fernández, aggiungendo un dettaglio sulla spiritualità del campione: “Gli ho anche sentito dire qualche parola sulla sua fede in Dio, a cui attribuisce il suo dono speciale”.
Un auspicio di pace che trascende il campo di gioco
Al di là della pura competizione sportiva, la finale dei Mondiali assume per alcuni porporati un significato più profondo. In attesa del fischio d’inizio, il cardinale Sandri ha espresso un auspicio che va oltre il risultato: “Io spero che sia una grande festa del calcio e speriamo che la finale dei mondiali fomenti amicizia e dialogo e sia presagio di pace”. Il porporato ha poi rievocato con affetto i grandi campioni argentini che ha avuto modo di conoscere: “Conosco gli argentini che giocano in Italia: sono abbastanza bravi. Una delle promesse è Nico Paz, che poi ha un nome che è tutto un messaggio. Una volta mi toccò viaggiare con Maradona, poi conobbi Batistuta”.
Con una riflessione finale, ha concluso: “Chi vincerà? Io sarò contento se la finale potrà essere un presagio della pace: guerra e violenza ci buttano nell’angoscia e il mondo ha bisogno di pace”.
La sera della finale, dunque, si preannuncia come un momento di grande emozione e condivisione anche tra i porporati in Vaticano, con speranze e riflessioni che si estendono ben oltre il mero risultato sportivo, proiettandosi verso un messaggio universale di armonia e dialogo.